Radio Basma, la voce che mappa le strade della Cisgiordania tra check-point e barriere
di Luca Foschi, Ramallah
Nata poco prima del 7 ottobre 2023, l’emittente ha subito stravolto il palinsesto per aiutare chi si sposta fra gli oltre 900 blocchi eretti da Tel Aviv. Tutta la storia

Come un compatto arcipelago tormentato dall’imprevedibile capriccio dei fortunali, le città e i villaggi della Cisgiordania, porti divisi da brevi rotte che possono diventare esasperanti e mortali attese, o labirinti, occasioni di frantumazione dello spazio e del tempo, tempo interiore e sociale, economico, invisibile forza centrifuga della solitudine progressiva. Detto in altri termini: circa 3,4 milioni di persone in 3.500 chilometri d’asfalto interrotti da 89 check-point a presidio costante, 218 check-point a presidio parziale, 232 barriere stradali, 114 chiusure lineari (terrapieni, trincee), 167 cumuli di terra e 105 blocchi stradali. Totale: 925. L’occupazione israeliana ha imposto un ostacolo ogni 3,78 chilometri. Il report fornito dall’Ufficio per il coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha), risalente all’aprile scorso, non include la nuova, crescente e violenta contingenza che percorre le strade palestinesi.
«Oggi il 50-60 per cento degli aggiornamenti che forniamo è determinato dagli attacchi dei coloni», spiega ad Avvenire Fatmeh Barkawi, responsabile del “dipartimento traffico” di Radio Basma, faro degli automobilisti cisgiordani. Nata il 2 ottobre 2023 a Rawabi, piccolo centro a nord di Ramallah, per cinque giorni l’emettente ha diffuso i programmi immaginati dalla sua squadra di giovani giornalisti. Informazione, musica, talk show e gli istituzionali aggiornamenti sul traffico. Il 7 ottobre ha cambiato tutto, rendendo l’appendice del palinsesto il cuore pulsante, vitale della radio.
«Dopo tre giorni abbiamo notato l’intensificarsi delle chiusure fra città e villaggi. Le persone chiamavano, chiedendo se sapessimo qualcosa. Ne abbiamo discusso, e la soluzione è stata naturale», racconta Fatmeh. Oggi almeno 5 persone si occupano di coordinare le informazioni che arrivano da 11 gruppi Whatsapp, ognuno con circa mille utenti. Il canale Telegram parallelo ne ha quasi 15mila. Il servizio è attivo dalle 7 del mattino alle 9.30 della sera. Chi viaggia per gli asfalti logori e sconnessi della Cisgiordania, specialmente con i Ford, i taxi collettivi popolari, sa che l’autista è il prisma di riflessione di aggiornamenti che provengono da tutti i villaggi dei passeggeri, dove altre comunità telefoniche comunicano a loro volta con infallibile e ansiosa rapidità l’aprirsi di un check-point, l’allontanamento di una camionetta dell’esercito israeliano che inchioda i passeggeri sotto le lamiere arroventate, la sassaiola dei coloni dietro un tornante. Necessità che involontariamente diventa resistenza, e talvolta poesia: bahri, come il mare, è il termine con cui l’accurato linguaggio di Radio Basma descrive un passaggio perfettamente libero. A esasperare l’immaginazione si arriverebbe a Gaza. Al contrario, sono le piccole isole della Cisgiordania ad andare alla deriva, sempre più distanti e divise. Il report fornito dall’Ocha sottolinea che negli ultimi 20 anni gli impedimenti al traffico sono aumentati del 45%, incremento direttamente proporzionale all’intensificarsi dell’operazione coloniale israeliana, arginata da ben pochi limiti dopo il 7 ottobre.
L’accesso al lavoro, alle cure mediche, alle scuole, agli affetti: tutto è avvolto d’incertezza, di frustrazione, di umiliazione. Poche settimane fa un giovane poliziotto sbraitava contro l’autista del Ford in attesa di avere accesso al villaggio di al-Mughayyir, annunciato da un minareto dietro la curva. «Quando parlo dovete abbassare la testa!», ha gridato a un tratto il milite ai passeggeri, colpevolmente voltati a seguire la reprimenda in corso. Lo sguardo delle vittime, la sua capacità di evocare una colpa. Donne, vecchi e bambini hanno chinato il capo. Maligne banalità d’altri tempi. Ricorda, Fatmeh Barkawi, un episodio in particolare, fra le innumerevoli storie emerse dalla telegrafica efficienza di Radio Basma? «Sì. Un’ambulanza che trasportava una donna incinta è stata fermata a un chek-point. Sanguinava. I soldati hanno obbligato l’autista a spegnere il motore. L’attesa è durata più di un’ora. La batteria si è scaricata e ha causato lo spegnimento delle macchine. Il bambino è morto».
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