Dopo il voto per la Duma Jbloko diventa vera forza di opposizione

Resi noti i risultati della consultazione: Russia Unita ha ottenuto il 58% ma, secondo analisti indipendenti, si sono verificati brogli nel 79% dei seggi. Ma la protesta, dopo l'estromissione dalle liste della formazione pacifista, non è stata un fuoco di paglia
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September 27, 2026
Dopo il voto per la Duma Jbloko diventa vera forza di opposizione
Il leader di Jabloko, Nikolai Rybakov, esce da un seggio a San Pietroburgo dopo aver votato per la Duma/ Ansa
Archiviate le elezioni di domenica scorsa per la Duma, vale la pena interpretarne cosa i veri risultati suggeriscono a vari livelli. Perché, più che i dati percentuali e il numero dei seggi resi noti dalla Commissione elettorale centrale controllata dal regime, emerge l’effetto che cittadini russi e comunità internazionale hanno potuto vedere.
Le analisi indipendenti propongono alcune cose chiare e sono le stesse che avevano portato le autorità a escludere Jabloko – unico partito dell’opposizione contrario alla guerra – ad arrestare e condannare a diversi anni di carcere i suoi esponenti e a estromettere suoi candidati anche nei collegi uninominali. Tant’è che a Novgorod, unica regione in cui la sua presenza nelle liste per le elezioni regionali è sopravvissuta, ha superato la soglia di sbarramento ottenendo un seggio. Resta un mistero come questo sia stato possibile o meglio perché lo si è consentito. Secondo Nikolaj Rybakov, presidente di Jabloko, questo caso dimostra che se fossero stati ammessi in tutte le regioni e nelle elezioni per la Duma, in quelle sedi sarebbero entrate le voci di milioni di cittadini russi che chiedono fine dell’operazione militare speciale, libertà e una vita senza paura.
I dati ufficiali sono messi in discussione non solo da Jabloko. L’assenza di osservatori internazionali e le centinaia di denunce di brogli da ogni angolo del Paese sono una sconfessione difficile da nascondere. Sui social le immagini e testimonianze che raccontano irregolarità segnalano qualcosa di più, rendendo palese che in Russia chi vuole uscire dalla guerra ha un seguito consistente.
Gli analisti indipendenti che seguono il cosiddetto “metodo Shpilkin” accreditano la percezione che i consensi di Russia Unita sono di molto inferiori al 58% attribuitogli dagli organi ufficiali. Sostengono che se il voto si fosse verificato senza brogli, Russia Unita avrebbe ottenuto il 34% e che le anomalie si sarebbero verificate nel 79% dei seggi analizzati.
Richiama l’attenzione questa nuova realtà insieme alla conferma del fenomeno già evidenziato prima delle elezioni: c’è una generazione pronta a sostenere chi chiede di uscire dalla guerra non appena gli viene offerta l’opportunità: prima davanti al Tribunale per l’esclusione della lista di Jabloko, ma anche dopo gli arresti e le minacce subite durante il presidio. La denuncia delle irregolarità, scandalizzati dal comportamento di presidenti di seggio e scrutatori, è stato un fenomeno vitale e perciò indigeribile per il Cremlino. Una sorpresa solo per chi non si era accorto del ruolo che stava assumendo Jabloko.
Nei 4 anni e mezzo di guerra il partito ha offerto lo spazio a chi voleva ritrovarsi col desiderio di futuro, vita e libertà. Un processo che ha sedimentato una credibilità. Anche per questo non sembrerebbe un fuoco di paglia. Ora le aspettative e le responsabilità sono tante e ancora più grandi sulle spalle di chi resta nel Paese.
Il successo di Jabloko e la contrarietà alla guerra spiegano lr ripercussioni già in atto come l’arresto del politologo Aleksandr Kynev, specializzato in strutture di potere delle regioni in Russia a pochi giorni dalla chiusura delle urne di cui aveva evidenziato le incongruenze dei risultati. Il timore per altri arresti o addirittura la messa al bando di Jabloko è forte. A chi invita a scendere in piazza, ma lo fa dall’esterno, Jabloko risponde che la priorità è non disperdere il patrimonio dell’esperienza di questo periodo esponendo a rischi le persone. Meglio restare in contatto, fedeli ai principi di umanità per costruire la Russia del futuro. Perché la storia dice che le cose in Russia e Urss sono cambiate repentinamente anche quando sembrava impensabile. Su un punto la divisione tra fronte interno e esterno resta chiara: il presidente di Jabloko Rybakov ha ribadito più volte che la vita ha un valore assoluto e nessuna deve essere sacrificata. Per questo si auspica un cambiamento pacifico e non a caso la scritta che ha sullo sfondo nei collegamenti online con il pubblico è: «Le persone non devono uccidersi tra loro».

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