Alleanza Cattolica: «Tradizione non è nostalgia. Il male oggi è il rifiuto ideologico di Dio»
di Paolo Viana
Il reggente dell'Associazione, Invernizzi, racconta il percorso l’associazione dagli anni delle contestazioni al confronto con la cultura di oggi: «Ci chiamavano fascisti per delegittimarci. La vera sfida? Il relativismo»

Perché vi chiamano fascisti? È una domanda rewind . La mente torna agli anni Settanta e riaffiorano i ricordi degli anni di Piombo. Piazza Fontana, il delitto Moro, la lettera di Montini agli “uomini delle Brigate Rosse”. Anche le sprangate sul sagrato, però. «“Fascisti” era l’appellativo più gentile che ci rivolgevano gli extraparlamentari, quando ci aggredivano perché vendevamo Cristianità davanti alle chiese. Oggi questi epiteti circolano sui social ma non hanno lo spessore ideologico di allora». Marco Invernizzi ci riceve nella sede di Alleanza Cattolica di Milano, che per uno scherzo del destino si trova in via Balilla. Più che la sede di un’associazione è una biblioteca. Cinquemila volumi sulla Chiesa, la teologia e la politica. Sono consunti, segno che qualcuno li deve aver letti. L’intera raccolta di Cristianità , la rivista del sodalizio, ma anche tutta la collezione della Civiltà Cattolica . E Rinascita , fin quando era la rivista fondata da Togliatti... «Oggi non ci si scontra più fisicamente, con il convegno di Loreto del 1985 anche nel mondo cattolico è iniziata una stagione di fraterno confronto tra chi la pensa in modo diverso sulle scelte politiche e chi non condivide il nostro attaccamento alla tradizione cattolica si limita a guardarci come marziani». Forse perché in Alleanza Cattolica si legge molto, in un’Italia che regge a malapena un post.
L’associazione, che partecipa anche alla Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, nasce dalla conversione di Giovanni Cantoni, missino di Piacenza, convinto che il conservatorismo non coincidesse con la nostalgia: «Noi parliamo di Tradizione per richiamare, più che il passato, dei valori eterni, declinati dalla Rivelazione e dalla legge naturale», puntualizza il reggente. Von Balthasar e Guardini, la vicinanza a Giovanni Paolo II: molte idee affini a quelle di Comunione e Liberazione, eppure nessun legame, fin dai tempi dell’università. Dna diverso: «Loro sono un movimento di massa, noi una agenzia di formazione», spiega Invernizzi. Che è favorevole al confronto tra le organizzazioni cattoliche di segno diverso, ma lo considera agli albori, stentato. «La gerarchia ha dato indicazioni chiare dagli anni Ottanta ma non è mai decollato, perché la stessa Chiesa non valorizza la Dottrina sociale che è il terreno su cui quel dialogo dovrebbe esercitarsi. A distanza di cinquant’anni dagli scontri ideologici – ammette – c’è voglia di dialogo tra i quadri dei movimenti, perché ci rendiamo conto che il mondo è cambiato e che siamo tutti in crisi, ma non esiste una sede appropriata, perché le consulte si limitano a formalizzare la collaborazione ma non sono il luogo in cui elaborare idee».
Come quelle sul fascismo: «Ci chiamavano fascisti per toglierci l’agibilità politica ed accadeva perché eravamo anticomunisti ma a nessuno interessava il fatto che per noi Mussolini avesse fondato un movimento di sinistra che criticavamo. Ti insultavano senza aver letto Renzo De Felice; e in genere avendo letto poco. Un po’ come adesso ci appioppano l’appellativo di omofobi perché combattiamo l’ideologia gender, senza sapere che siamo solo ed assolutamente fedeli al Magistero della Chiesa».
Sugli scaffali campeggiano Burke e De Maistre, il pensiero controrivoluzionario, le simpatie sanfediste, ma anche il racconto dei pellegrinaggi, i testi della devozione, le battaglie contro l’aborto e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Non smettiamo di parlare del gender: «Abbiamo amici omosessuali e questo non rappresenta un problema – dice Invernizzi –, ma non facciamo sconti all’ideologia che pretende di snaturare istituti naturali come il matrimonio. La cultura gender nega non tanto o non soltanto la dottrina cattolica ma la legge naturale: pretende che il soggetto decida cosa sia reale, ma la realtà viene prima di noi, come insegnava Gustave Thibon nel ’68. Alleanza Cattolica non è fascista ma realista e lotta con le armi della cultura contro il relativismo di quest’epoca».
Thibon era molto amico di Simone Weil. Alleanza Cattolica aderisce all’associazione 7 ottobre. Ce n’è per un dibattito infinito. «Ciò che avviene a Gaza è inaccettabile come reazione a quei raid – chiarisce –, ma vanno considerate due cose: Israele è al centro di una campagna d’odio e Gaza è la centrale di Hamas, che bombarda Tel Aviv da decenni; gli ebrei sono il popolo eletto, con il quale abbiamo un rapporto speciale, come dice la Nostra Aetate ; ma non si sono ancora convertiti e non sanno usare cristianamente il dono ricevuto dal Vecchio Testamento. Noi concepiamo il perdono, loro la legge del taglione – afferma ancora Invernizzi –. San Paolo scrisse che entreranno per ultimi nel Regno dei Cieli. Nell’attesa, invece di condannarli sommariamente, dobbiamo aiutarli a capire che la vendetta è ingiusta e non porta a nulla».
Concetti che dividono. «La Chiesa non è un reggimento in cui tutti pensano la stessa cosa – risponde il reggente –. Esiste uno strumento per riunire le nostre opinioni ed è il Catechismo, ma la Chiesa e il Soviet restano due organizzazioni diverse. Personalmente ritengo che la Chiesa sia una famiglia che ha uno scopo preciso: la salvezza delle anime. Andare in Paradiso è più importante che leggere un libro, sia chiaro, ma leggere aiuta a trasformare idee astratte in cultura. Il Catechismo ci permette di calare il Vangelo nella realtà; se non ci facciamo aiutare nell’interpretazione, che comunque è regolata dal libero arbitrio, siamo prede del relativismo». Valori non negoziabili o accoglienza dei migranti? «Non sono alternative – è la risposta – perché per il Magistero il rispetto della vita nascente o morente e quello della persona hanno lo stesso valore. Abbassiamo i toni su queste presunte “divisioni”, se vogliamo esser cattolici».
Alleanza Cattolica è talmente conservatrice che è riuscita a rompere persino con i lefebvriani. Il fratello di Cantoni è un sacerdote ed è entrato negli anni Settanta nella Fraternità sacerdotale San Pio X. Resosi conto della deriva scismatica, abbandonò Econe, entrando con altri seminaristi nella diocesi di Massa. Alleanza Cattolica ha lavorato per evitare la frattura ma, dice Invernizzi, «per noi il Papa è uno solo ed è il Papa. L’obbedienza implica la fiducia e Lefebvre non si è fidato dei Papi che hanno fatto di tutto per mantenere la Fraternità nella Chiesa. Da ciò è scaturita la tragedia: ci sono molti preti e seminaristi non pienamente inseriti nella vita della Chiesa, gente che crede in Cristo e nella tradizione cattolica ma che non si fida del Papa. E questo non possiamo accettarlo».
In via Balilla si tengono gli incontri di formazione settimanali, che si concentrano soprattutto sulla Dottrina sociale, mentre la formazione spirituale degli aderenti avviene attraverso momenti di preghiera, il Rosario e l’adorazione eucaristica. Un percorso impegnativo: infatti gli iscritti sono decisamente meno dell’area culturale e politica che gravita intorno all’Aquila di San Giovanni e al Sacro Cuore di Gesù, simbolo dell’associazione e della rivolta controrivoluzionaria della Vandea. «Lavoriamo molto sul magistero sociale, perché ci offre la chiave di lettura del reale ma viene letto ancora troppo poco. Anche dai preti. La Magnifica humanitas dovrebbe circolare di più nelle parrocchie», commenta il reggente, secondo cui la situazione attuale di irrilevanza culturale dei cattolici è «figlia di un compromesso con la cultura laicista che ha portato il cristianesimo a ridursi a una esperienza personale e privata. La rottura tra Vangelo e cultura di cui parlava Montini nella Evangelii nuntiandi ». Vista sotto questo profilo, non vi è rottura con il cattolicesimo sociale, giacché nessuno nella Chiesa sostiene che quest’ultima sia “solo” un ospedale da campo. Tuttavia, Alleanza Cattolica è molto più intransigente e netta sulla scelta di non dialogare con i relativisti, che Invernizzi inquadra in questo modo: «Il male oggi è nel rifiuto di Dio che è nel cuore dell’uomo, ma il male peggiore è il rifiuto di Dio organizzato ideologicamente, cioè la struttura di peccato descritta da Giovanni Paolo II in Reconciliatio et paenitentia , uno dei testi più importanti per noi».

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