I partiti arabi parteciperanno al voto in Israele. Ormai però lo Stato ebraico è diviso in tribù
di Luca Foschi
Per i giudici non ci sono i requisiti per escludere una lista dalla consultazione del 27 ottobre. Ribaltato il giudizio della Commissione elettorale centrale. Perché la decisione era attesa e qual è adesso la posta in gioco in vista delle elezioni del 27 ottobre

L'Alta Corte di giustizia israeliana ha annullato all'unanimità la decisione della Commissione elettorale centrale di escludere dalle prossime elezioni la Lista Unita, coalizione composta prevalentemente da partiti arabi. Secondo i giudici, citati dal "Times of Israel", non sussistono i requisiti necessari per impedirne la partecipazione al voto. La Corte ha inoltre revocato l'esclusione di Ra'am, il partito di matrice islamista guidato da Mansour Abbas, che aveva partecipato al governo Bennett-Lapid. La Corte Suprema israeliana ha revocato la squalifica dalle elezioni del 27 ottobre per il deputato Ofer Cassif. uanto al leader di Balad, Sami Abu Shahadeh, anch'egli escluso dalla corsa per la Knesset dall'organismo di natura politica, ha annunciato il ritiro dal voto dopo che i giudici avevano segnalato ieri una vasta maggioranza a favore della sua squalifica.
Il tentativo incrociato dei partiti israeliani di escludere gli avversari dalle elezioni del 27 ottobre è finito nel nulla. La baruffa originatasi è stata tuttavia significativa per la sua capacità di sintetizzare le geometrie fondamentali della campagna elettorale, un valore "plastico" che può essere esteso alla condizione di salute della democrazia dello Stato ebraico.
Evocato da una petizione del Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu, la settimana scorsa il Comitato elettorale centrale aveva votato infatti a favore dell’esclusione dei quattro partiti che raccolgono la maggioranza dei voti arabi, la Lista congiunta, formata da Balad, Hadash e Ta’al, e Ra’am, coinvolto da una seconda istanza, sostenuta anche dal partito del ministro della Sicurezza Ben-Gvir e dal Choose Life Forum, che rappresenta le vittime del terrorismo. L’elemento giuridico sul quale ha fatto leva il Comitato fa riferimento alla "legge fondamentale", chiara nell’impedire la candidatura al Parlamento ai partiti che abbiano espresso supporto alla lotta armata contro lo Stato di Israele.
Le altre due accuse, capaci di trasformarsi in richiesta di esclusione, sono la negazione di Israele come Stato ebraico e democratico e l’incitamento al razzismo. Un terzo e un quarto voto avevano riguardato nello specifico il deputato Ofer Cassif, di Hadash, e Sami Abu Shehadeh, leader del partito Balad e numero tre della Lista Congiunta. Shehadeh era accusato di aver "celebrato" l’operazione militare di Hamas in alcuni passaggi di un articolo pubblicato l’8 ottobre 2023. A differenza di quanto avvenuto nelle due precedenti votazioni, l’esclusione era stata appoggiata dalla procuratrice generale dello Stato Gali Baharav-Miara e, contro un’antica tradizione, dal giudice della Corte Suprema Noam Sohlberg, supervisore del comitato.
La composizione di quest’ultimo rispecchia numericamente i rapporti di forza parlamentari. La richiesta di estromissione dei partiti arabi e di Shehadeh era stata quindi fortemente condizionata dalla maggioranza. Era prevedibile che la Corte Suprema, tenendo in considerazione l’elevata "soglia giuridica" necessaria per l’esclusione definitiva, alla fine annullasse il verdetto del comitato. Resterà tuttavia il sostegno compatto offerto al voto contro Shehadeh dai partiti di opposizione di Gadi Eisenkot, Naftali Bennet, Yair Golan, Avigdor Liberman e Benny Gantz, che nelle ultime settimane i sondaggi hanno trascinato il governo lontano dalla maggioranza di 61 seggi, precedentemente sfiorata.
Il voto contro Shehadeh, legato al valore di affermazioni che sono dibattute nella stampa israeliana, ostenta ed esaspera il messaggio "sionista" dell’opposizione, necessario a delegittimare le narrazioni del governo, che dipingono Eisenkot e i suoi colonnelli come inclini alla collaborazione con l’infido elemento arabo della società, capace di trasformarsi il 27 ottobre in un possibile sostegno esterno dei partiti che la rappresentano, dotati di un pacchetto di seggi che varia dai 12 ai 15. La mancata formazione di una nuova maggioranza lascerebbe il governo nelle mani di Netanyahu.
La faida innescata nel Comitato elettorale è continuata con il respingimento delle reciproche istanze di esclusione mosse contro i partiti di Ben-Gvir, Smotrich, dell’ex-Likud Moshe Feiglin e dei Democratici di Golan. Spietate tattiche elettorali, tanto rumore per nulla, e la conferma di quanto sia cresciuta la distanza fra le tante tribù di Israele.
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