Botta e risposta Meloni-Schlein: «Ecco i 10 argomenti contro il Governo». La replica: «Falsità»
di Gianluca Carini
La segretaria dem incalza la premier che le aveva contestato la mancanza di argomenti. La leader di FdI: «Mi rispondi dopo due settimane?». Nel mezzo, la competizione per la leadership del campo largo

Ancora un botta e risposta a distanza tra Elly Schlein e Giorgia Meloni. La segretaria dem risponde alla stoccata della premier che il 20 settembre a Fenix, la kermesse di FdI, aveva ironizzato sulla mancanza di argomenti di Schlein («Elly cara - aveva detto - «ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci? Uno vero, "te prego", te lo passo io sottobanco»). La risposta di Schlein arriva alla direzione del Pd al Nazareno. «Siccome Giorgia Meloni recentemente mi ha chiesto di dirle una cosa vera, io gliene sto dicendo 10 coi numeri alla mano perché i numeri sono testardi e non sono di sinistra».
Segue una sfilza di contestazioni, incentrate soprattutto su temi economici: «Dicevate che avreste abbassato le tasse siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d'Europa e il costo dell'energia all'ingrosso più caro d'Europa provate a negare questo. Mentre «quasi sei milioni di persone vivono in povertà assoluta». E ancora, prosegue Schlein, «quasi sei milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d'attesa sono troppo lungo o perché non se lo possono permettere».
L'altro fronte è invece quello della natalità. «Nel 2025 sono nati 355mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra», prosegue la segretaria del Pd attaccando «la destra» che «ha fatto molta retorica e pochissime politiche» in quanto «non è la mancanza di valori a frenare le nascite, è la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani soprattutto al Sud», così come «le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro». La replica di Meloni arriva poco dopo, questa volta via social: «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani». Con la chiosa finale: «P.s. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità».
Non è la prima volta che le due leader si punzecchiano a distanza. Secondo alcune ricostruzioni, per Meloni è anche un modo per "incoronare" nel cosiddetto campo largo la figura ritenuta migliore in vista della campagna elettorale del 2027 (ovviamente dal suo punto di vista) rispetto al leader M55 Giuseppe Conte, impegnato a sua volta in una sfida interna al centrosinistra sulla leadership. Non era sfuggito ad esempio come ad aprile, in aula, Meloni avesse citato più volte Schlein e solo lei. Allora l'ex premier Conte, incalzato dai cronisti in Transatlantico, aveva risposto: «Non è Meloni che deciderà chi, quando e come sarà il leader del campo progressista. Si può rasserenare Meloni, non sarà lei a decidere chi in questo campo dovrà interpretare il programma».
E, sempre alla direzione del Pd, Schlein ha cambiato strategia anche con Conte, attaccando un mantra del M5s (almeno quello di un tempo), dicendo che «non è che uno vale uno» nella discussione. «Se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati», ha poi aggiunto la segretaria dem. Parole che arrivano dopo mesi in cui Schlein - dicendosi sempre "testardamente unitaria" - aveva abbozzato di fronte a numerose prese di posizione di Conte, fatte per affermare una propria leadership dell'ipotetico campo largo. Con l'avvicinarsi del 2027, però, il clima è sempre più quello da campagna elettorale, come si vede chiaramente dalla diatriba sulla scelta del candidato premier nell'opposizione (se con le primarie, e in che forma, o sulla base di altri criteri). E così, mentre il campo largo è ancora in fase di definizione, la competizione interna è già ampiamente cominciata. Non a caso, nel giro di poco è arrivata la replica di Angelo Bonelli, portavoce di Avs che ha definito le parole di Schlein «un errore» perché «quando si deve costruire un programma il tema non è se "uno vale uno" ma portare alcuni argomenti importanti a prescindere dal consenso».
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