La confessione di Gentiloni: «Il no
alle radici cristiane
dell'Europa fu un errore»

L’ex commissario europeo sul viaggio in Francia del Papa: «È straordinario che un Pontefice statunitense abbia replicato a Trump esaltando l’Ue. Da lui parole chiare anche sulla pace, ora l’Unione trovi una sua strada»
Google preferred source
September 30, 2026
La confessione di Gentiloni: «Il no
alle radici cristiane
dell'Europa fu un errore»
Paolo Gentiloni
Per Paolo Gentiloni, ex premier ed ex commissario europeo, quello di papa Leone XIV a Metz è stato «un discorso straordinario». E non solo per i contenuti: «La scelta di parlare a Metz è significativa perché è la città di Schuman, uno dei padri fondatori, ma anche perché è il simbolo delle guerre tra europei».
Gentiloni, cosa l’ha colpita delle parole del Pontefice?
Ha parlato di Europa unita, riconciliata e forte. Ha citato De Gasperi e il fatto che lo faccia un Papa statunitense è di interesse. Poi ha sottolineato che l’Europa è innanzitutto una realtà storico-culturale legata alla tradizione cristiana e che i valori su cui si fonda sono universali. Non è un caso che oggi (ieri per chi legge, ndr ) il New York Times abbia scritto che in fondo il Papa ha replicato a Donald Trump, nemico o comunque ostile nei confronti dell’Unione Europea. Un Papa statunitense gli ha risposto esaltando l’Unione Europea: è un messaggio straordinario. Come straordinaria è anche la forza con cui ha richiamato la definizione di papa Benedetto XV della Prima guerra mondiale, «inutile strage», in riferimento alla guerra in Ucraina.
Leone ha parlato in modo netto anche della «illusione del riarmo». Come si concilia questa affermazione con il piano di riarmo europeo in atto?
Il Papa ha ribadito la posizione della Chiesa contro il riarmo, chiarendo che l’alternativa non può essere un «ingenuo irenismo». Io sono a favore di una difesa comune europea. È necessaria, visto il disimpegno americano, ma se verrà messa nei termini di semplice riarmo di singoli Paesi non servirà a molto.
Sull’estremismo di destra incompatibile con il cristianesimo che ne pensa?
Si tratta di considerazioni esplicitate durante il volo di rientro, ma che erano implicite anche nel suo discorso sull’Europa, perché il Papa ha lodato l’Europa come alternativa ai nazionalismi. È anche per questo che è così importante il tema della difesa europea. Non è solo un modo per difendere i nostri valori, i nostri sistemi sociali, dai rischi che possono venire dall’esterno, ma anche una difesa nei confronti di noi stessi. La difesa comune è l’antidoto al rischio che il nazionalismo riporti rischi di guerra anche tra europei.
Per il Papa la pace è un valore fondante dell’Unione. Rispetto alla guerra in Ucraina l’Europa è stata carente in questo senso?
Penso che il modo fondamentale per difendere la pace in questo caso sia quello di sostenere il Paese aggredito. Che peraltro è disponibile a un negoziato di pace. Ma Putin non ne vuole sapere. Possiamo anche prenderci in giro e pensare che se invece Ursula von der Leyen o Giorgia Meloni andassero a trovarlo al Cremlino cambierebbe opinione. Ma non è così. Ci sono due difficoltà oggettive: la prima è che Putin non è disponibile a un negoziato e la seconda è che il presidente degli Stati Uniti tende ad avallare la posizione di Putin. Trovo sbagliato trasformare questa dura realtà in una fantasia in cui a non volere il negoziato e la pace sarebbero gli europei o gli ucraini.
Il richiamo alle radici cristiane dell’Europa è stato esplicito. La Francia fu però una delle nazioni che si opposero al riconoscimento ufficiale di quelle radici nella Costituzione europea.
La Convenzione che 25 anni fa discuteva della possibile Costituzione europea era presieduta da un ex presidente della Repubblica francese, Valéry Giscard d’Estaing, e si oppose, è vero. Penso che fu un errore, perché chiunque voglia accostarsi, come ha fatto il Papa a Metz, all’identità dell’Europa, al suo percorso storico, certamente può riconoscere influenze arabe in diversi periodi e un’importante presenza ebraica, però non vedere che nel formarsi dell’Europa le radici cristiane sono state fondamentali credo che sia ignorare la realtà.
Nel suo libro, “Diventare una potenza”, invoca senza timore una «rivoluzione» europea.
Perché tutto ciò che l’Europa rappresenta in termini di diritti, di libertà, di stato sociale, di rispetto delle regole, di impegno multilaterale è minacciato da un mondo che non è mai stato così pericoloso, in cui non c’è mai stata tanta tolleranza verso le autocrazie e in cui addirittura l’alleanza storica fondamentale tra l’Europa e gli Stati Uniti scricchiola.
Ma un’Europa potenza presuppone una federazione di Stati vera e propria o no?
Sì, questo è l’orizzonte. Gli Stati Uniti d’Europa. Il che non equivale a un copia-incolla del modello americano. Bisognerà trovare una forma originale, ma faccio fatica a pensare a un’Europa “sospesa”, in cui ci sono solo alcuni elementi di sovranità comune. Se il processo non sarà completato, l’Europa resterà un’incompiuta e questo non è un mondo in cui le incompiute possono funzionare.
L’appello di 11 Stati membri per il superamento dell’unanimità va in questa direzione. Roma ha sbagliato a non accodarsi?
È stato un errore gravissimo. E il paradosso è che lo stesso governo ha avanzato proposte che sono state ostacolate dal veto di alcuni Paesi membri. Questo riflette in un certo senso la scarsa convinzione dell’esecutivo attuale sull’Unione Europea (esclusa Forza Italia). Le posizioni iniziali della premier si sono decisamente ammorbidite da quando è a Palazzo Chigi. Ma resta l’illusione nazionalista che i singoli Paesi, sia pure senza distruggere l’Unione, possano fare da soli.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire