Meloni e l'asse con Praga su nucleare ed Ets: la tela dei due governi per convincere l'Ue
Missione della premier a Praga per sottoscrivere col primo ministro ceco Babis un Piano d’azione congiunto fino al 2030; fra i punti d'intesa, sicurezza, difesa e migrazioni. Ma in vista del Consiglio europeo, i due leader politici hanno un altro obiettivo comune

Dopo l’atterraggio all’aeroporto internazionale “Václav Havel” di Praga, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene accolta con un colorato mazzo di fiori. Lei sorride e saluta. Poi si reca presso l'ufficio del Governo, accompagnata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per incontrare il primo ministro ceco Andrej Babis per un colloquio bilaterale. Dopo l’incontro, durato meno di un’ora, i due leader si presentano davanti alla stampa: «Italia e Repubblica ceca sono più vicine che mai», esordisce la premier italiana, manifestando a Babis (fondatore del partito Azione dei Cittadini Insoddisfatti, formazione populista di destra nata nel 2011) «grande rispetto per il suo coraggio, la chiarezza e il pragmatismo».
Il Piano fino al 2030 e la sintonia sul nucleare
Al centro della missione c’è l’adozione del Piano d’Azione Italia-Repubblica Ceca 2026-2030: un’intesa ampia, sottoscritta dai due leader, che va dalla cooperazione politica e economica a difesa e sicurezza; dalle infrastrutture a ricerca e innovazione, fino al tema delle politiche migratorie: «Non possiamo risolvere il problema dell'immigrazione scaricandolo sul Paese più vicino, abbiamo lavorato sulla dimensione esterna - argomenta Meloni -. Un passo futuro della cooperazione può essere quello di utilizzare al massimo le nuove regole, passando per gli hub nei Paesi terzi», sul modello dell’Albania. Più in generale, il Piano è «ana vera road map », prosegue la premier, con interessi comuni, come lo sviluppo del nucleare: «Siamo entrambi impegnati a diversificare le fonti di approvvigionamento», spiega Meloni, e ciò ci dà la possibilità di «diventare partner tecnologici e industriali a partire dal nucleare di nuova generazione», dato che Praga «investe sullo sviluppo dei piccoli reattori modulari» e che «l’Italia ha appena ripreso il cammino». Analoga soddisfazione viene espressa da Babis (a capo di un governo nato a fine 2025 e sostenuto da una coalizione in cui figura la destra radicale di Spd): «Siamo molto contenti», osserva, di rinsaldare i rapporti con Roma, in una fase in cui l’interscambio commerciale fra i due Paesi supera i 18 miliardi di euro.
L’asse fra Roma e Praga per rivedere il sistema Ets
In vista del Consiglio europeo di ottobre, l’altro obiettivo della missione è quello di rafforzare l’asse fra gli esecutivi di Roma e Praga per provare a convincere gli altri 25 Stati membri dell’Ue a rivedere il meccanismo chiamato Ets (Emissions Trading System): il sistema di scambio delle quote di emissione di CO2, pensato per ridurre l’impatto ambientale delle attività industriali. Il meccanismo si basa sul cap and trade : le istituzioni di Bruxelles fissano un tetto massimo complessivo alle emissioni consentite per settori economici. Quella soglia viene frazionata in quote. Ciascuna impresa misura le proprie emissioni e a fine anno fornisce alle autorità di controllo le quote corrispondenti: se ne ha generate di meno, può cedere le quote in eccesso sul mercato, altrimenti dovrà acquistarne. Un meccanismo penalizzante, secondo il Governo italiano, che da temòpo incalza la Ue chiedendo modifiche. E su questo, l’intesa con Babis è totale.
Le proposte per la Ue
«Abbiamo messo nero su bianco alcune proposte concrete e di buon senso, che presenteremo al Consiglio europeo, sperando di costruire convergenze più ampie», annuncia dunque Meloni. In particolare, Italia e Repubblica Ceca chiederanno «di proteggere i settori più esposti alla concorrenza internazionale, intervenendo sui meccanismi di distribuzione delle quote Ets», di limitare «la trasmissione dei costi di carbonio ai prezzi dell'elettricità», di rafforzare «la trasparenza e il monitoraggio del mercato delle quote Ets» e di rinviare «l'entrata in vigore di Ets2». E a chi gli chiede se il Governo intenda usare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese in difesa ed energia, il ministro Giorgetti risponde così: «C’è una risoluzione in V commissione alla Camera, è in Parlamento, se la votano...».
Meloni: con gli Usa «rapporti solidi»
La visita si inserisce in un quadro europeo e globale sempre più agitato dalle tensioni legate al caro energia, innescate dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente. Tensioni che tuttavia, puntualizza Meloni, non si riverberano sulle relazioni con gli Usa, con cui «i rapporti sono solidi». E, al netto delle frizioni dovute talvolta ad effervescenze del presidente Donald Trump, «non è una solidità che può essere messa in discussione o scalfita dall'attualità».
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