A Torino riapre la “Stanza dell’Ascolto” per le future mamme che non ascolta nessuno
di Danilo Poggio, Torino
Nuova convenzione a norma di sentenza del Tar tra Città della Salute e Centro aiuto alla vita di Rivoli per lo spazio di accoglienza di donne che vogliono essere ascoltate da qualcuno nelle loro paure, incertezze e necessità durante la gravidanza. Tornano polemiche già viste, ma i volontari chiariscono le finalità di una presenza amica

Dopo più di un anno di stop, all’Ospedale Sant’Anna di Torino torna la Stanza dell’Ascolto. Dopo l’annullamento della prima convenzione da parte del Tar Piemonte, Città della Salute ha assegnato il servizio al Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita “Giuseppe Foradini” di Rivoli.
Il nuovo affidamento è arrivato al termine di un avviso pubblico riscritto alla luce dei rilievi dei giudici amministrativi. Ora, come prevede la delibera, si procederà alla stipula della convenzione e alla formazione integrativa obbligatoria aziendale per le volontarie.
Lo spazio all’interno dell’Ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna di Torino era stato previsto già nel 2023 per offrire ascolto e sostegno alle donne in gravidanza in difficoltà economiche, familiari o sociali. Ben presto, però, il tema era diventato oggetto di un duro scontro politico, concentrato soprattutto sulla presenza in ospedale di organizzazioni impegnate nella tutela della vita nascente.
Nel luglio 2025, il Tar Piemonte aveva annullato la convenzione, senza però escludere in linea generale la collaborazione con il volontariato prevista dalla legge 194. La sentenza aveva invece preso in considerazione soprattutto le modalità dell’affidamento e la mancanza di un’istruttoria adeguata sulla capacità tecnica, professionale e organizzativa dell’associazione e sulla preparazione dei volontari. I giudici avevano lasciato aperta la possibilità di riproporre il servizio, purché accompagnato da garanzie più rigorose.
Per rispondere ai rilievi del Tar, Città della Salute aveva pubblicato nel gennaio 2026 un nuovo avviso. Agli operatori sono state richieste esperienza documentata, formazione specifica e continua e una preparazione verificata dall’azienda sanitaria.
«Siamo consapevoli – riconosce il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone – della responsabilità di essere il primo caso nazionale di stanza dell'ascolto gestita da un Centro di aiuto alla vita dentro un ospedale ostetrico-ginecologico pubblico, e per questo abbiamo retto stoicamente ad attacchi politici e giudiziari di ogni genere e intensità, fino alle intimidazioni. La delibera che riapre questo spazio di accoglienza e aiuto ha recepito tutte le osservazioni del Tar e restituisce quindi a tutta Italia un modello replicabile in ogni regione».
L’accesso avverrà soltanto per scelta della donna e il servizio resterà distinto dall’attività sanitaria, senza interferire con il percorso previsto dalla legge per l’interruzione volontaria di gravidanza.
Sarà semplicemente una possibilità di ascolto e di sostegno: «La donna e le sue difficoltà dovrebbero interessare ogni parte politica – commenta Claudio Larocca, presidente Cav-Mpv Rivoli e della Federazione piemontese del Movimento per la Vita –. La Stanza dell’Ascolto realizza proprio quella parte preventiva della legge 194 che chiede di individuare e, quando possibile, rimuovere le cause che potrebbero portare la donna all’aborto. La libertà non può ridursi alla possibilità di interrompere la gravidanza: una donna è davvero libera quando dispone anche di alternative concrete. Offrire aiuto a chi abortirebbe per solitudine o per difficoltà economiche e familiari non significa condizionarne la scelta, ma renderla effettivamente libera». Ma intanto è ripartita la polemica frontale da parte di Pd e Avs contro una iniziativa che giudicano «ideologica».
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