Via libera della Camera alla legge elettorale, tensioni in Aula

di Redazione romana
Lo Stabilicum (o Melonellum) passa con voto segreto: 217 sì, 152 no e due astenuti. Ora manca il nulla osta del Senato (e non si esclude che possano tornare le preferenze)
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July 16, 2026
Via libera della Camera alla legge elettorale, tensioni in Aula
Via libera della Camera alla legge elettorale. Lo Stabilicum (o Melonellum) passa con 217 sì, 152 no e due astenuti. Il centrodestra di Governo aveva annunciato voto favorevole, centrosinistra e Futuro Nazionale il proprio voto contrario. Il testo passa ora al Senato per il via libero definitivo.  Il testo prevede un un sistema "misto", proporzionale con premio di maggioranza per la coalizione che supera la quota del 42% dei voti. Niente preferenze invece, dopo la bocciatura in Aula dell'emendamento che le introduceva (sia pure con i capilista bloccati): parlamentari saranno eletti attraverso le liste bloccate.
Tensioni in Aula prima del voto: i deputati delle opposizioni hanno esposto dei cartelli di protesta con la scritta: "Meloni ha fallito", "legge elettorale = legge truffa", "la maggioranza non esiste più: a casa".  Durissima la segretaria dem Elly Schlein nelle dichiarazioni prima del voto: «Quanta ipocrisia in questa Aula da coloro che hanno sfiduciato Meloni, chi ha tradito? Questa è l'unica ossessione di Meloni. Almeno quaranta persone hanno tradito». Sulla stessa linea il leader del M5s, Giuseppe Conte: «Mentre i salari si abbassano e i prezzi del carburante schizzano il governo ha deciso che la priorità del Paese è la legge elettorale: si vogliono cambiare le regole del gioco per passare dalla stabilità alla inamovibilità». 
 «Se nel campo largo sono così convinti di vincere le elezioni dovrebbero valutare valida e interessante questa legge elettorale» che consente a chi vince di governare, rivendica Alessandro Colucci (Noi Moderati), cui ha risposto Matteo Richetti (Azione). «Il collega Colucci (di Noi Moderati, ndr) dice che l'opposizione si è opposta per partito preso. No, Azione non si è opposta a priori. Ci siamo confrontatati su tutto», ma ciò detto «siamo convinti che serva un sistema politico fondato su altre basi. Il punto è che si sta cercando di fare il premierato» senza cambiare la Costituzione. 
«Avremmo voluto preferenze e non liste bloccate, avremmo voluto una legge senza l'obbligo delle quote rosa» dice invece Edoardo Ziello (Futuro Nazionale), secondo cui «in questa legge c'è il tentativo di costruzione di un cordone sanitario da parte del centrodestra con il centrosinistra contro il generale Vannacci». Mentre per il forzista Nazario Pagano «l'obiettivo della proposta è trovare un punto di equilibrio rispettoso delle sentenze della Corte Costituzionale» e il testo è stato definito Stabilicum perché «garantisce "la stabilità».  Mentre per Giovanni Donzelli (FdI), la partita sulle preferenze potrebbe riaprirsi in Senato: «Giorgia Meloni ha detto che dopo l'approvazione della legge elettorale alla Camera avremmo fatto una riflessione e faremo una riflessione». Da Bari, invece, è gelido il leader della Lega, Matteo Salvini: «Di legge elettorale non ho niente da dire, tema non pervenuto, è più lontano della fisica quantistica».
Cosa succede adesso
La legge elettorale passa ora al Senato. Con tutta probabilità, se riparlerà solo a settembre. La domanda è se l'altra camera si limiterà a dare il suo via libera al testo oppure se lo cambierà (in questo caso servirà il nuovo via libera di Montecitorio). Il dubbio riguarda in particolare il sistema delle preferenze con capolista bloccato, bocciato con voto segreto alla Camera. Come ha fatto notare il presidente di Palazzo Madama, il meloniano Ignazio La Russa, infatti, «al Senato non c’è voto segreto. Ognuno deve mettere la faccia su quello che vota. Questo vuol dire che nessuno può nascondersi dietro al dito».
Cosa prevede il testo
L'indicazione del candidato premier. Nel programma elettorale che viene depositato in vista delle elezioni, le forze politiche devono indicare nome e cognome di chi verrà proposto per l'incarico di presidente del Consiglio, il tutto nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica così come previsto dalla Costituzione. La mancata indicazione ha come conseguenza l'inammissibilità delle liste.
La raccolta delle firme. Non tutti i partiti presenti al voto dovranno raccogliere le firme per presentare le proprie liste. La legge prevede l'esonero per i partiti che hanno un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025. Al netto, non rientrano nell'esonero formazioni comunque già presenti in Parlamento come Futuro nazionale, +Europa e Partito liberaldemocratico.
Pluricandidature. Previsto l'obbligo della presentazione di liste in almeno un terzo delle circoscrizioni alla Camera. Mentre per ottenere il premio i candidati nelle liste circoscrizionali devono presentarsi anche in almeno uno dei collegi plurinominali della circoscrizione in cui è stata presentata la sua lista circoscrizionale.
Listini bloccati. Le liste presenti sulla scheda sono bloccate con massimo sei candidati per simbolo nei collegi plurinominali.

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