Ad Aquileia c'è il Festival dei Cammini: un intreccio di vie, di culture e di storie
Dal 17 al 19 aprile nell'antica città del Friuli Venezia Giulia una manifestazione che mette in dialogo, fra passato e presente, tante realtà impegnate sul turismo lento. Fra incontri, workshop, laboratori e passeggiate condivise

Le strade antiche di Aquileia - città che per secoli è stata snodo strategico tra Mediterraneo, Europa centrale e Balcani - tornano a essere via di un racconto condiviso e culturale: dal 17 al 19 aprile, ospiteranno la seconda edizione del Festival dei Cammini. Una manifestazione che, dopo il successo dello scorso anno, trasforma questo straordinario luogo simbolo dell’archeologia e della storia della chiesa in un laboratorio contemporaneo dedicato al turismo e al movimento lento, come esperienza profonda fatta di ascolto, scoperta e connessione con gli altri e con il paesaggio, per tutti, appassionati e famiglie. Un progetto diffuso che attraversa la quotidianità del territorio e la reinterpreta con incontri tra le rovine romane, dialoghi nei giardini, racconti nelle cantine e nelle pasticcerie, esperienze che restituiscono al cammino la sua dimensione più autentica. Confermando il Friuli Venezia Giulia come una delle aree più dinamiche e attente in Italia sui temi del viaggio sostenibile e accessibile.
«Il Festival dei Cammini di Aquileia – sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia – rappresenta per noi molto più di un evento: è un progetto culturale che interpreta in chiave contemporanea l’identità profonda di questo territorio, da sempre luogo di incontro, di passaggio e di dialogo tra popoli, culture e tradizioni. Nato lo scorso anno grazie a un progetto finanziato dalla legge 77/2006 per i siti Unesco, il Festival nasce proprio dalla riflessione sul ruolo di crocevia che Aquileia ha avuto nella storia e sulla considerazione che qui si intrecciano otto tra cammini e itinerari culturali europei – il Cammino Celeste, che quest’anno celebra i vent’anni , la Romea Strata, l’Iter Goritiense, la via Flavia, la via Postumia, l’Itinerario dei Santi Cirillo e Metodio, la Rotta dei Fenici – ai quali si affianca per la sua rilevanza nelle connessioni la ciclovia Alpe Adria. Questa seconda edizione mette al centro la persona, il benessere e il tema del welfare culturale. Il cammino intreccia movimento, relazione e scoperta e in un’epoca segnata da ritmi accelerati e da forme di isolamento diffuso, la possibilità di rallentare, di muoversi insieme diventa fondamentale».
Il programma riflette questa impostazione, articolandosi in tre giornate che alternano incontri ed esperienze dirette che spaziano dalle passeggiate archeologiche e naturalistiche, ai bagni di foresta e laboratori esperienziali, alle attività didattiche per bambini, ai workshop e alla proiezione di documentari (tutti gli appuntamenti - gratuiti con prenotazione obbligatoria su Eventbrite - e le info sul sito www.fondazioneaquileia.it). Saranno Lino Zani e Giulia Capocchi di Linea verde Sentieri a inaugurare il festival, venerdì 17 aprile alle 9.30 nella sala conferenze di Palazzo Brunner-Segrè, con i saluti istituzionali e la presentazione della kermesse a cura di Davide Nanna di Cammini d’Italia ed Erica Zanon, responsabile promozione della Fondazione Aquileia. Anna Del Bianco, direttore centrale Cultura e Sport della Regione Friuli Venezia Giulia e Francesca Velani, vicepresidente e Direttrice Cultura e Sviluppo sostenibile di Fondazione PromoPa introdurranno il tema del welfare culturale: una prospettiva sempre più centrale nelle politiche pubbliche, che riconosce alla cultura un ruolo attivo nella promozione del benessere individuale e collettivo. In questo contesto, il Festival dei Cammini si propone come un esempio concreto di come la partecipazione culturale possa generare valore sociale, favorendo l’incontro tra persone e creando spazi di condivisione autentica.

Il dialogo si allarga poi al rapporto tra attività fisica e salute, con gli interventi di Daniele Sonego e Stefano Gobbi, che evidenziano come il cammino rappresenti una pratica semplice ma strategica per la promozione di stili di vita corretti. Non meno centrale è il contributo del Club Alpino Italiano, con Giovanni Duratti e Giovanni Cozzarini, che riportano l’attenzione sulla rete sentieristica come infrastruttura culturale e ambientale: un patrimonio da curare e valorizzare, essenziale per sostenere la crescita del turismo lento. Tra i temi più attuali emerge quello dell’accessibilità, affrontato da Gabriele Favagrossa di Fish, che richiama i principi dell’“universal design” e la necessità di progettare territori inclusivi, in grado di accogliere ogni tipo di viaggiatore. A completare il quadro, gli interventi dedicati all’impatto economico e sociale dei cammini: Miriam Giovanzana presenta i dati aggiornati di un fenomeno in continua espansione, mentre Viola Gaudiano offre uno sguardo specifico sul Friuli Venezia Giulia, evidenziando le ricadute sul territorio. La riflessione finale sulla governance, con Gigi Bettin e Sara Zanni, apre invece il tema della gestione e della valorizzazione coordinata degli itinerari, elemento chiave per il futuro del settore. E ancora il workshop "L’attrezzatura in cammino dalla A alla Z!" a cura di Tom Search.
Accanto alla dimensione teorica, il Festival costruisce un racconto corale fatto di esperienze e testimonianze. Dal pomeriggio di venerdì, gli spazi della città si animano: la domus di Tito Macro diventa luogo di confronto tra i referenti dei principali cammini, offrendo una visione concreta delle possibilità di viaggio tra storia, natura e confini, mentre altri incontri restituiscono la dimensione più personale del camminare. Le storie di chi ha percorso migliaia di chilometri – dalla Via Francigena a viaggi intorno al mondo a piedi – si intrecciano con esperienze più intime ma altrettanto significative, come il Cammino di Santiago, dimostrando come ogni percorso sia prima di tutto un viaggio umano.
Sabato il Festival si apre all’esperienza diretta del territorio. Le passeggiate archeologiche guidate conducono tra le stratificazioni di Aquileia, mettendo in relazione le antiche vie d’acqua con il paesaggio contemporaneo, mentre i bagni di foresta nell’area del porto fluviale introducono una dimensione sensoriale e rigenerativa. Il cammino viene esplorato anche da un punto di vista scientifico, nel seminario che intreccia neuroscienze, psicologia e paesaggio, offrendo una lettura innovativa del rapporto tra mente, corpo e ambiente. Non manca una riflessione sul valore sociale del cammino, con testimonianze che lo raccontano come strumento educativo e di inclusione, capace di offrire nuove opportunità a giovani in condizioni di vulnerabilità. Domenica la chiusura con un cammino condiviso (massimo 100 persone) che attraversa la pianura friulana e collega due itinerari simbolo, il Cammino Celeste e la Via Flavia. Un percorso ad anello tra paesaggi di bonifica, corsi d’acqua e orizzonti lagunari che restituisce in modo concreto l’essenza dell’evento: muoversi insieme, leggere il territorio passo dopo passo, riscoprire il valore della lentezza.
Parallelamente alle attività principali, il Festival propone una rassegna di docufilm dedicati ai cammini italiani, ospitata nella Domus e Palazzo Episcopale, che accompagna il pubblico in un viaggio visivo attraverso paesaggi, storie e comunità. A completare il programma, le attività di rievocazione storica la domenica mattina nell’area archeologica del fondo Cal offrono uno sguardo immersivo sulla vita antica. Una via che continua a parlare, in uno spazio senza tempo, tracciando nuove occasioni d'incontro.
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