Battute per i social, nessuna mano tesa: in Parlamento è iniziata la campagna elettorale

Se si analizzano toni e contenuti dei discorsi di Meloni, Schlein e Conte alle Camere giovedì, ci si ritrova immersi nella logica del "tanto peggio tanto meglio". Finita la pratica dell'ascolto, si è prigionieri del copione scritto dagli staff di comunicazione, tra reel, meme e cartoline per acchiappare consensi online
April 10, 2026
Battute per i social, nessuna mano tesa: in Parlamento è iniziata la campagna elettorale
Un momento dell'informativa del presidente del Consiglio Meloni alla Camera giovedì / Ansa
Tutti i protagonisti hanno deciso di giocare in modalità “campagna elettorale” l’opportunità di una informativa della presidente del Consiglio in piena crisi internazionale, energetica e dei prezzi. Questo è stato il “mood” della presidente del Consiglio, questo anche il “mood” dei principali leader dell’opposizione. È vero che la presenza di Meloni nelle aule era legata, ufficialmente, alla necessità di fare il punto sull’azione di governo dopo la vittoria del «no» al referendum sulla separazione delle carriere. Tuttavia, le letture in proiezione 2027 si sono spinte così in profondità da mettere completamente nell’ombra la lista dei gravi problemi che l’Italia sta vivendo a causa dei conflitti. Strumentalmente vi hanno fatto cenno tutti, ma solo come leva per giustificare la propria ambizione ad entrare, tra un anno e qualche mese, nella stanza dei bottoni.
Nessuna mano tesa dalla premier, nessuna mano tesa da Schlein e Conte. Ne viene fuori un ritratto all’insegna del “tanto peggio tanto meglio”, in cui ciascuno crede di poter trovare gli “zerovirgola” necessari a conquistare Palazzo Chigi. Non è la prima volta che accade, in questa legislatura. E rappresenta anche una degenerazione della dialettica parlamentare. Con leader che arrivano sui loro scranni con la testa immersa nel copione che dovranno seguire, scientificamente elaborati con i vari staff della comunicazione. Che snocciolano frasi ed espressioni pensate per tramutarsi in “reel”, storie, “card” e “meme” per i social.
A essere sconfitta, tramortita, è l’antica pratica dell’ascolto. Persino sulla politica estera, un tempo terreno, se non di convergenze, quantomeno di sostanziale compattezza politico-istituzionale. Cadono così nel dimenticatoio anche i pochi spunti positivi e costruttivi emersi tra Camera e Senato. Cadono per disinteresse. Non hanno interesse Schlein e Conte a raccogliere i (comunque provocatori) inviti di Meloni a esprimersi «nel merito» dei temi. Non ha interesse Meloni a riportare nella sua agenda quelle istanze che Schlein e Conte mettono sul tavolo più per dimostrare di avere un’intesa che per contribuire alle soluzioni che questo Parlamento, e non il prossimo, deve trovare. Anche la «pace» viene strattonata, pur essendo strutturalmente una parola unitiva. Strattonata da Meloni che non può e non riesce a districarsi dal labirinto trumpiano in cui è entrata in tempi non sospetti di sua spontanea volontà. Strattonata da Schlein e Conte che si guardano bene dall’immedesimarsi almeno in parte in chi ora ha la responsabilità di esprimere la politica estera della Nazione. D’altra parte, così funziona in campagna elettorale.

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