Confessioni anonime e capsule del tempo sonore: come i giovani chiedono di essere ascoltati
Si è concluso il primo Festival dell'Ascolto organizzato a Roma dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le testimonianze degli studenti, arrivati in 500. E il messaggio di Meloni: «Il mondo degli adulti non sta facendo abbastanza per proteggere i bambini e i ragazzi»

Cristian Dentuto è appena uscito dalla “capsula del tempo sonoro”. Ha registrato un audio per il sé stesso del futuro. Le sue parole verranno custodite per un anno, poi gli verranno recapitate per mail. Come una sorta di messaggio in bottiglia. Il contenuto rimarrà per sempre segreto. Il suo auspicio, però, è uguale a quello di tanti altri suoi coetanei che sono in fila ad aspettare il proprio turno. «Quando mi riascolterò – dice Cristian – spero di essere diventato una persona migliore». Chiara Addante invece sta per entrare nella stanza della “confessione anonima”. Lì potrà parlare liberamente dei suoi problemi. La sua voce e quella del suo interlocutore sono modificate in presa diretta. E un vetro sfocato li divide. Nessuno dei due sa con chi sta parlando. «È stato molto liberatorio – racconta una volta uscita -. È come se mi fossi tolta un grande peso sullo stomaco». L’augurio di Chiara è che questa modalità di ascolto possa essere sempre più diffusa. «Per noi giovani sarebbe molto importante – spiega -. Potrebbe aiutare chi è più timido».
Cristian e Chiara sono due dei 500 studenti che oggi e ieri hanno dato vita al primo Festival dell’Ascolto, organizzato a Roma dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in occasione della seconda Giornata nazionale dell’Ascolto dei Minori. Un incontro promosso dalla viceministra Maria Teresa Bellucci, in collaborazione con Inps, Unicef e Agenzia Italiana per la Gioventù. Gli studenti hanno ascoltato testimonianze dal mondo dello spettacolo, della musica e del web, si sono cimentati con laboratori esperienziali e attività immersive. E hanno partecipato a panel tematici e tavoli di confronto su temi come scuola, relazioni, futuro e digitale.

Quello dei social, soprattutto, è un argomento che sentono parecchio vicino. Alice D’Angelo, studentessa dell’istituto romano Domizia Lucilla, li trova molto utili: «Mi aiutano spesso nella vita quotidiana. Guardo molti tutorial su TikTok». Poi però si sofferma sugli aspetti negativi. Uno su tutti le fa più paura: il cyberbullismo: «Purtroppo è molto diffuso, spesso non si sa chi c’è dall’altra parte dello schermo». Carlotta Cannalire, invece, frequenta il primo anno di liceo Classico alla scuola paritaria salesiana Maria Ausiliatrice. Ha sedici anni, ma usa i social da quando ne ha dodici. I suoi genitori, racconta, hanno sempre controllato i suoi post e le sue storie. E continuano a farlo anche adesso. «Penso che i social non siano un problema – dice -, perché siamo noi stessi a decidere se renderli un rischio o un’opportunità». E aggiunge: «Passo molto tempo sui social ma non ne sono dipendente». Tuttavia, pensa che sia necessario «mettere dei limiti». Perché «i veri rischi potrebbero arrivare per le nuove generazioni: in molti idealizzano la vita degli altri, ma la vita di nessuno è perfetta».
Pericoli sui quali ha acceso i riflettori anche la premier Giorgia Meloni, che in un messaggio ha invitato gli studenti a fare attenzione alle «pericolose insidie» del mondo virtuale. La presidente del Consiglio si è rivolta poi al mondo degli adulti, che «non sta facendo abbastanza per proteggere i bambini e i ragazzi». E ha sottolineato che «i social media, il digitale, la tecnologia non sono problemi in sé, ma amplificano fragilità esistenti, ne creano di nuove e le estremizzano». Per questo, serve uno «scatto in avanti», ha aggiunto, ribadendo che «il Governo non si tirerà indietro e farà tesoro delle proposte» emerse durante il Festival. L’obiettivo «non è introdurre divieti facilmente aggirabili, ma offrire alternative di protezione e sicurezza e creare, quanto possibile, ecosistemi digitali sicuri e protetti».
Le ha fatto eco la ministra Bellucci, sottolineando che «gli adulti si devono interrogare se i ragazzi colpiscono un insegnante», ha detto citando implicitamente l’episodio accaduto in provincia di Bergamo. «Quell'atto - ha detto - non è il primo segnale di un disagio, ma è l'ultimo di una richiesta di aiuto che rimane inascoltata». E a margine dell’incontro, commentando le ultime indiscrezioni che parlano di un esecutivo al lavoro su un disegno di legge che vieterebbe i social ai minori di 15 anni, ha aggiunto: «La bozza che è emersa in questi giorni non è stata ufficializzata dal Governo – ha precisato -. Come spesso accade ci sono delle “manine” che tirano fuori le proposte che stiamo studiando con la consapevolezza che gli strumenti tecnologici devono essere accompagnati da una governance seria che metta al centro l'umano. Continueremo a mettere insieme le idee e l’esito di questo Festival sarà un ulteriore contributo alla riflessione del Governo che inserisce questo tema tra le priorità della propria iniziativa, come abbiamo già dimostrato con i fatti».

Sulla stessa scia, la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, secondo cui «i social non sono il diavolo», ma è necessario «costruire un ambiente sano». Roccella ha poi esortato genitori e figli ad «ascoltarsi reciprocamente». Mentre la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha invitato gli studenti a non compiacere necessariamente i genitori sul proprio futuro. In questo senso, la Garante dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Marina Terragni, ha ribadito: «Abbiamo il dovere di ascoltare i giovani». E ha acceso i riflettori anche sulla crisi demografica, che considera legata anche a una narrazione sbagliata dei giovani: «I figli vengono intesi un limite – ha spiegato -. È molto pericoloso dipingere l'infanzia e l'adolescenza come problematica, affetta da ogni genere di disturbo neuropsichiatrico con le nostre classi che sembrano dei set terapeutici. I bambini e gli adolescenti sono un’apertura verso il futuro». Conoscere e sostenere idee, ha scritto in un messaggio il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, «è un dovere verso il futuro della Nazione».
© RIPRODUZIONE RISERVATA





