Se l’enciclica è illustrata
anche con l’aiuto dell’IA

Come l’infosfera ecclesiale ha affrontato il difficile compito di raccontare per immagini la "Magnifica humanitas" e come vi ha contribuito la stessa IA, facendo un po’ di confusione
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May 30, 2026
Se l’enciclica è illustrata
anche con l’aiuto dell’IA
È noto che sempre più la comunicazione per le vie digitali fa affidamento sulle immagini, prima che sulle parole. Per questo mi sono divertito a recensire in che modo i siti e i blog dell’infosfera ecclesiale che seguo quotidianamente hanno illustrato gli articoli di presentazione e commento dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV. La mia ricognizione è circoscritta alle prime 72 ore da quando il documento è stato presentato in pubblico, e prende in considerazione in totale oltre 100 immagini: senza pretesa di essere esaustivo o sistematico, è sicuramente un campionario sufficientemente vasto, anche perché esteso alle maggiori aree linguistiche non italiane. Va detto che il compito che i redattori si sono trovati davanti era quello di sintetizzare in un solo frame un pdf di 47 pagine, 5 capitoli (più introduzione e conclusione) e 245 paragrafi, completato da 224 note, al massimo grado di autoritatività ecclesiale, che dichiara nel titolo di trattare un tema ampio e non immediatamente visualizzabile come la «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale»: tutto fuorché un gioco da ragazzi. Va detto anche che l’immediatezza richiesta dalla comunicazione digitale non ha lasciato il tempo per scelte troppo ricercate, a meno che qualcuno, ragionando sui possibili contenuti del documento, non si fosse preparato per tempo.
Nessun biasimo, dunque, per chi ha compiuto la scelta più facile: mostrare la copertina dell’enciclica, da sola o accostata a una fotografia del papa; oppure il primo piano delle mani di Leone XIV mentre la sta firmando (immagine ad hoc prodotta e fornita ovviamente dai media vaticani, un “classico” per i maggiori documenti papali); oppure, semplicemente, Leone XIV in un momento qualunque della sua vita pubblica. La presentazione dell’enciclica nell’Aula del Sinodo ha fornito altro materiale agli illustratori: troviamo così ritratto sia Leone XIV mentre pronuncia il suo discorso (non va dimenticato che la presenza e la parola di un papa in quell’occasione è stata una “prima volta”), sia gli altri che sono intervenuti, e tra questi la parte del leone (con la “l” minuscola, evidentemente) è toccata a Christopher Olah, ricercatore nell’ambito dell’IA e co-fondatore di Anthropic, società che ha sviluppato l’IA generativa di nome Claude. Sono venuti utili anche i riferimenti dell’enciclica a emergenze sociali quali le guerre, i rifugiati, le periferie degradate; quelli biblici alla torre di Babele; quelli a opere della cultura e dell’arte che, scrive il papa, hanno contrastato «la normalizzazione del male», come la tela “Guernica” o il film “Schindler’s List” (cf. il documento al n. 122). A questo proposito, “Aleteia” ha affidato all’IA la produzione di una “foto di famiglia” (bit.ly/4nR7YLg) di alcuni degli autori che Leone XVI cita, da John Ronald Tolkien a Marie Curie, da Viktor Frankl a Maria Montessori, insieme ai predecessori Francesco e Benedetto, a Teresa di Calcutta e a Platone.
Non è questa l’unica immagine che i commentatori dell’enciclica sull’intelligenza artificiale si siano fatti confezionare dalla stessa IA. Ce n’è un’altra in cui si vedono a destra papa Francesco, a sinistra papa Leone e in mezzo la basilica di San Pietro sovrastata da una sorta di grande stella con la scritta IA in mezzo; e poi altre ancora con papi (compreso Leone XIII) e robot e circuiti e libri aperti. Compare in queste creazioni anche Gandalf, il popolare personaggio de “Il signore degli anelli” che il papa cita, da solo o al cospetto di un qualcosa che dovrebbe rappresentare l’IA. Infine credo meritino qualche riga in più le cinque immagini che ho trovato ispirate al notissimo particolare della notissima “Creazione di Adamo” affrescata da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina: là dove il dito di Dio, a destra per chi guarda, e quello di Adamo, a sinistra, stanno per entrare in contatto. Gli artefatti proposti tradiscono le idee piuttosto confuse dei loro autori digitali. Ragionando su chi sta a destra e chi a sinistra, in due di queste illustrazioni troviamo che è un’IA-Dio, simboleggiata dalla mano robotica, a creare l’uomo (in un caso, la donna); in altre due è un uomo-Dio a creare l’IA. Nell’ultima, postata da “Religion Digital” (bit.ly/4f84T7t), le mani sono là dove le ha messe Michelangelo, anzi sono proprio quelle ritratte dall’artista, ma lo spazio che le separa è più largo perché in esso si è inserito una specie di sole con al centro la scritta IA. Non è la più bella, ma forse è la più aderente all’enciclica.

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