Intelligenza artificiale: esperimenti nel culto e nella comunicazione

Fa discutere quanto accaduto in una chiesa in Germania che ha visto le nuove tecnologie protagoniste. don Luca Peyron ne aveva parlato anche su Avvenire
Google preferred source
July 11, 2023
I partecipanti «hanno avuto reazioni contrastanti», perlopiù «dal negativo all’insoddisfatto». È realista l’articolo con il quale “Riforma.it” (quotidiano online delle Chiese battiste, metodiste e valdesi) ha riferito, lo scorso 26 giugno, che nella cittadina bavarese di Fürth, il 10 giugno, in una chiesa luterana, «è stato recitato il primo sermone non da un predicatore in carne e ossa ma dall'intelligenza artificiale di ChatGpt».
Svoltosi nel contesto del Kirchentag 2023 della Chiesa evangelica, si è trattato di un «esperimento» ideato dal giovane teologo Jonas Simmerlein per imparare a gestire l’Intelligenza artificiale (AI), immaginando che potrebbe essere un modo per «rendere più semplice il lavoro quotidiano» dei pastori. Ha riguardato infatti non solo il sermone ma l’intero culto: al centro della chiesa c’era uno schermo, mentre « vari avatar intonavano canti e preghiere sulla falsariga di un tradizionale appuntamento della comunità protestante» e un « pastore virtuale» officiava e, appunto, predicava.
Oltre alla notizia, è decisamente degna di nota l’«opinione » pubblicata sempre su “Riforma.it” il 6 luglio. Riconosce che utilizzare l’AI nel contesto religioso «solleva diverse domande e considerazioni sulle implicazioni etiche, spirituali e sociali che possono derivarne», dettagliando gli aspetti positivi ( adattabilità alle esigenze individuali dei fedeli) e quelli negativi (incapacità di soddisfare i bisogni spirituali umani). Sottolinea poi che, essendo programmata da esseri umani, l’AI « può riflettere i pregiudizi e le limitazioni dei suoi creatori», e inoltre modifica e limita le interazioni con gli altri fedeli, ovvero la «dimensione sociale e comunitaria del culto». È importante, conclude, «esplorare queste nuove frontiere con una mente aperta», e che «l’utilizzo dell’AI sia in linea con i valori fondamentali della fede e rispetti la dignità e la centralità della persona umana». Tesi riccamente e finemente argomentata qui su “Avvenire”, lo scorso 5 luglio, da don Luca Peyron.
Ma il bello di questo articolo sul culto gestito dall’AI è che anch’esso – apprendiamo dalla redazione di “Riforma” solo dopo che l’abbiamo letto – è stato compilato dall’AI: un «esperimento» non meno interessante di quello del Kirchentag.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire