Una pagina di news ecclesiali che vuole disarmare le parole
Si intitola “Chiesa in Italia oggi” ed è una pagina Facebook, curata da laici, che da quattro anni informa e riflette con stile proprio sulla vita ecclesiale

L’AI Overview di Google mi conferma che pavoneggiarsi non fa parte dei vizi capitali ma ci va vicino, e dunque non starò a elencare le molteplici esperienze che ho messo assieme, in quarant’anni di professione, a proposito dell’informazione religiosa (tanto per dire: ho visto nascere l’agenzia Sir e, su questo giornale, le pagine di Catholica). Posso però riassumerle dicendo che la sfida di come raccontare la realtà della Chiesa cattolica italiana mi è familiare e non smette di interpellarmi. Con queste premesse non poteva non incuriosirmi una pagina Facebook intitolata Chiesa in Italia oggi. Le news più importanti. Attiva dal 2022, pubblica mediamente tre post al giorno dedicati «alla vita della Chiesa in Italia e all’attività della Santa Sede». Si tratta, prosegue la “biografia” della pagina, di «contenuti originali e rilanci di notizie da fonti pubbliche citate»; la pagina è «gratuita e senza scopo di lucro». Sono notizie prevalentemente istituzionali, con una porzione di cose papali e vaticane più alta di quella che il nome scelto lascia intendere. C’è attenzione anche per le maggiori e minori ricorrenze proposte dal calendario liturgico, per gli anniversari ecclesiali e per i prelati defunti. Il dato dei follower – 12mila – si riflette nella misura, mediamente significativa, delle reazioni; i post che godono, con merito, di un maggior numero di like e condivisioni sono i testi originali che portano notizie e riflessioni di vita pastorale.
Fedele al format di questa rubrica, nella quale mi propongo di offrire solo informazioni tratte dalla Rete stessa e dunque potenzialmente accessibili a ogni lettore, ho cercato che cosa si dicesse della pagina Facebook “Chiesa in Italia oggi” nell’infosfera ecclesiale, ma non ho trovato nulla di più della sintetica autobiografia appena citata. Allora mi sono risolto a interpellarne direttamente, vie email, i curatori, che mi hanno risposto con molta celerità e ancor più garbo. Si tratta di un gruppo di giovani laici, di diverse zone d’Italia, che non intendono con questo servizio fare del giornalismo in senso stretto ma piuttosto offrire «evangelizzazione e accompagnamento», consapevoli che l’ambiente digitale «oggi è diventato uno dei luoghi ordinari dell’incontro, della formazione delle coscienze e della ricerca di senso». All’origine «non c’è stato un progetto strutturato»: la pagina «è nata spontaneamente, senza immaginare che avrebbe suscitato un interesse così ampio e trasversale», ma evidentemente «esiste un bisogno reale di contenuti ecclesiali proposti con un linguaggio accessibile», confermato dai frequenti «messaggi ed email di incoraggiamento da persone diverse per età, provenienza ed esperienza ecclesiale» che la pagina riceve. Il senso ecclesiale è forte e convinto: «Operiamo in piena fedeltà alla Chiesa cattolica e al successore di Pietro», mi hanno scritto, «seguendo con particolare attenzione il ministero e il magistero del Santo Padre e cercando di favorirne la conoscenza e la diffusione».
Il lettore modello della pagina è dunque «chi, forse, non entrerebbe spontaneamente nei circuiti dell’informazione religiosa tradizionale» (ai quali gli autori non intendono aggiungersi né sostituirsi): la speranza è che se si abita «il linguaggio proprio dei social media» si può «creare prossimità, favorire il dialogo e rendere accessibili contenuti ecclesiali e spirituali». Gli autori di “Chiesa in Italia oggi” praticano tutto ciò assumendo due posture controcorrente. La prima è quella di stare in pubblico solo con un nome collettivo: non un nickname volto a occultare, per motivi non confessabili, la propria vera identità, ma – mi scrivono – «una scelta maturata per custodire il carattere comunitario dell’esperienza e per evitare che il progetto venga identificato con una singola figura». La seconda, messa nero su bianco il 26 febbraio scorso col titolo di Comunicazioni ai lettori della pagina, è la richiesta a chi commenta i post di coltivare il «rispetto reciproco» e il «dialogo costruttivo», annunciando «moderazione dei commenti» e «provvedimenti ulteriori», fino all’inibizione dell’accesso alla pagina, per chi non si allineerà. In specifico, «ogni intervento deve essere espresso con linguaggio educato e caritatevole, anche in presenza di opinioni differenti (...) evitando polemiche aggressive, accuse gratuite o giudizi offensivi». Per dirla con gli ultimi due Papi, si chiede di disarmare le parole, a maggior ragione se sono parole pronunciate all’interno della comunità ecclesiale.
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