Caso Lavitola, le chat dell'inchiesta e la maretta politica
Si attende l'interrogatorio di garanzia dell'ex editore, che potrà dare la propria versione rispetto a un'indagine che lo vede agli arresti come presunto mandante dell'attentato esplosivo ai danni di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ritenuto dai pm una vittima. La macchinazione sarebbe stata ordita dall'arrestato, secondo i magistrati, per far crescere la popolarità del giornalista in vista di una possibile candidatura politica da cui trarre benefici. Intanto, il centrodestra con Salvini continua a chiedere l'avvicendamento di Ranucci da Report, ma le opposizioni lo difendono: basta fango, la Rai non accetti ritorsioni o logiche punitive.

Cresce l’attesa per quanto potrebbe dichiarare ai magistrati Valter Lavitola, l’ex editore arrestato lunedì dai carabinieri con l’accusa di esser stato il mandante dell’attentato dinamitardo davanti alla villa del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto a Pomezia il 16 ottobre 2025. L’interrogatorio di garanzia davanti al Gip è fissato per mercoledì mattina nel carcere di Rebibbia. All’indagato i pm della Dda di piazzale Clodio contestano anche l’aggravante del metodo mafioso. E un’ordinanza di custodia è stata spiccata pure per il cittadino camerunese Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola accusato di aver fatto da intermediario con la banda di quattro persone - già agli arresti da luglio - che avrebbero materialmente realizzato l’ordigno poi piazzato all’esterno dell’abitazione di Ranucci. Tavares si troverebbe in un Paese africano, ma i pm intendono avviare la procedura per chiederne l’estradizione in Italia.
Cellulare e pc sequestrati
L’altro ieri, i carabinieri del Nucleo Investigativo romano hanno sequestrato un cellulare e un computer di Lavitola, durante l'esecuzione della misura cautelare nel suo appartamento di Monteverde Vecchio. Memorie, mail e rubriche dei due device saranno passate al setaccio dagli inquirenti e vanno a sommarsi ad altri tre cellulari, due pen drive e sette manoscritti, sequestrati all’indagato nella perquisizione del 4 luglio.
Lavitola «adulava» Ranucci per «convincerlo a candidarsi»
Dall’analisi della messaggistica e dei file salvati, gli inquirenti traggono elementi per puntellare le accuse. Rispetto al movente, l’ipotesi che va prendendo forma è che Lavitola -anche prima dell'azione dinamitarda - stesse pianificando una eventuale discesa in campo elettorale del conduttore di Report, da cui poi trarre beneficio. Secondo i magistrati, non ci sono elementi che consentano di affermare che il giornalista sia stato a conoscenza del progetto di attentato esplosivo, una macchinazione di cui sarebbe dunque stato vittima. Negli atti di indagine si ricostruisce come, già nell’ottobre 2024, il faccendiere avesse gettato le basi del progetto su Ranucci, sollecitandolo con insistenza via chat: «Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente», gli scriveva, per poi aggiungere «allora ti avrebbe ceduto il posto». Ancora, annota il gip, il 28 ottobre 2024 «Lavitola insisteva con le battute tese ad adulare» Ranucci e «a convincerlo a candidarsi alle prossime elezioni politiche», rispondendo ad alcuni messaggi del conduttore televisivo con la frase: «Il discorso di Capodanno che farai potrebbe anche fare di più...». E poi: «Oggettivamente saresti se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese».
Il sondaggio sul conduttore
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola avrebbe cercato di sfruttare gli attacchi della politica alle inchieste di Report, di cui Ranucci non negava di «essere stanco». Nel gennaio 2025,segnala il gip, lo stesso giornalista inoltrava a Lavitola messaggi inviatigli da un soggetto sconosciuto. Nel primo si leggeva: «Merc Ruffo ha incontrato braccio dx della Meloni x Report. Stai facendo di tutto per passargli il testimone». In un secondo invio si affermava che «Merc Donz ha detto ke a settembre Report deve passare nelle mani sue xké è quello giusto e comunque tu sei vekkio». In un terzo si sosteneva che «il tentativo sarà quello di mettere quel signore lì e dargli un mandato in discontinuità con te». Sempre in quei giorni avrebbe preso forma il progetto di candidare «l’amico conduttore alle future elezioni», con Lavitola pronto a dire a Ranucci, secondo quanto scrive il gip, «che aveva in animo di commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi pubblici, finalizzato a verificare l’indice di gradimento del giornalista, propedeutico a una discesa in campo politico». Test che avrebbe pagato di tasca sua: «Appena ho un po’ di soldi, io faccio commissionare un sondaggio sulla popolarità dei personaggi: vogliamo scommettere sui risultati?», scriveva Lavitola in chat. A sua volta, per condividere le proprie preoccupazioni, Ranucci gli avrebbe girato un messaggio del direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini, in cui quest’ultimo riteneva «riduttivo portare all’attenzione del nostro pubblico esiti sempre molto simili di inchieste che interessano grosso modo sempre gli stessi soggetti». Una vicenda insomma ancora da chiarire ma che - secondo l’avvocato Roberto De Vita, legale di Ranucci - vede il giornalista della Rai «tre volte vittima: di un attentato grave e pericoloso; di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico, in un delirante teatro della follia; e di una campagna di linciaggio mediatico e politico, che cerca di trasformare la vittima nel beneficiario dell’attentato».
L’editto di Salvini e la difesa delle opposizioni: basta fango
Sul fronte politico, il clima resta acceso. «Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», scrive Ranucci su Facebook, a commento della sortita in cui l vicepremier e leader della Lega si era detto convinto che «finché non c’è chiarezza meglio Report senza Ranucci. Non ce l’ho con lui, ma credo che coloro che sono coinvolti direttamente in questa vicenda oscura debbano prendersi una pausa». E in difesa del giornalista si levano diverse voci delle opposizioni: da M5s ad Avs, che con Angelo Bonelli che avverte: «Basta fango, allontanare Ranucci da Report sarebbe una ritorsione. La Rai difenda la libertà e l'autonomia dell'informazione, invece di prestarsi a operazioni punitive. Su questo non resteremo in silenzio».
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