Gli evangelizzatori digitali di “nazioni” come TikTok e Instagram
I social come "Stati" virtuali da evangelizzare, come palestre per vaticanisti improvvisati e come luoghi di nostalgie da orientare in senso spirituale
Se c’era bisogno di una conferma dell’attenzione con la quale la Santa Sede, e non solo tramite il Dicastero per la comunicazione, segue la realtà dei missionari digitali (a ritrarre i quali, ricordo, “Avvenire” dedica quindicinalmente lo spin-off di questa rubrica bit.ly/4yKmB7I), essa è venuta all’ultimo congresso mondiale di SIGNIS (l’Associazione cattolica mondiale per la comunicazione), svoltosi dal 3 all’8 agosto a Kigali (Rwanda). L’agenzia “ACI Africa” (gruppo EWTN), in un ampio servizio dello scorso agosto (bit.ly/4y0kGMf), intervista sul tema l’arcivescovo nigeriano Fortunatus Nwachukwu, segretario del Dicastero per l’evangelizzazione (sezione ex Propaganda Fide), relatore nel corso della prima plenaria del Congresso. «Oggi le “nazioni” [da evangelizzare] sono anche quelle su TikTok, quelle su Instagram, quelle su YouTube e così via; se ci vivono delle persone, significa che anche la nostra missione deve estendersi a queste nazioni virtuali», dice. Pertanto, tra gli evangelizzatori da formare vanno compresi anche gli «evangelizzatori digitali», istituendo presso le conferenze episcopali dei luoghi di formazione che il Dicastero è pronto a sostenere. Parallelamente Nwachukwu raccomanda che «la comunicazione digitale e le sue implicazioni etiche» facciano parte sia della formazione dei sacerdoti (non solo nei seminari maggiori ma anche in quelli minori e propedeutici), dei religiosi e dei catechisti, sia della formazione impartita nelle scuole istituite presso le missioni.
Di certo vedremo prima o poi un missionario digitale ritratto nelle lievi e ironiche vignette di “Laspsus clerici”, il «bollettino grafico settimanale di smarrimenti clericali» che Fabio Colagrande tiene su “Vino Nuovo” da quasi un anno. Per ora, nella vignetta pubblicata il 13 settembre (bit.ly/4y1fWWI) compare la parodia di un soggetto per molti aspetti (non per tutti) diverso: un commentatore compulsivo, sui social ovviamente, di cose della fede e della Chiesa. L’immagine è ricchissima di dettagli: abbrutito dal trascorre la vita davanti a uno schermo, costui si sente un “vaticanista” ma si è formato solo su fonti digitali; ha un ego ipertrofico e dovendo scegliere tra un ottenere un like e dire la verità preferisce entrambe le cose. “Lapsus clerici” è un titolo intrigante, a maggior ragione se a darlo è l’autore, su “Vatican News”, dei “radio colloquia” (altrimenti detti talk show) “Anima Latina” (bit.ly/4hc4MXI). Nel linguaggio comune e giuridico, mi informa l’AI Overview di Google, l’espressione latina «lapsus clerici» viene utilizzata «per indicare un errore materiale di scrittura, una svista o un refuso commesso durante la redazione di un testo». Per diverse settimane i protagonisti delle vignette sono stati due preti, talvolta coetanei, talaltra no, dalla lingua sciolta; poi lo spettro si è allargato ad altri soggetti: vescovi, religiose, qualche laico e, una volta, il Padreterno. A firmare le tavole è Pretextum, alter ego di Colagrande che si serve, a questo fine, di ChatGPT.
Quella del gruppo EWTN e di “Aleteia” è invece informazione e formazione cattolica online di stampo professionale. E per fare ciò le testate di questi editori possono anche decidere di inserirsi in un trend areligioso come quello del «revival degli anno Ottanta» che recentemente sta caratterizzando il web, in particolare attraverso ripetute interrogazioni all’IA. “Aleteia” (bit.ly/4xpUt8B) si limita a cercare di trasformare tale interesse in una proposta di “stili di vita”. Individuate quattro abitudini contemporanee, legate all’ambiente digitale, suggerisce che fossero meglio le corrispondenti prassi di quarant’anni fa: aspettare una telefonata o una lettera invece di una reazione immediata su WhatsApp (rivolto alle coppie); uscire per divertirsi invece di connettersi per giocare online (rivolto ai ragazzi); acquistare con calma capi di vestiario durevoli, invece di scegliere velocemente abiti usa-e-getta; preservare la privacy della propria vita invece che pubblicizzare sui social ogni suo momento. “ChurchPop”, del gruppo EWTN, fa una scelta più confessionale (bit.ly/4yHX3b8): a chi vuole riscoprire gli anni Ottanta ricorda che in quell’epoca vissero fior di santi e beati, e ne cita sette: in primis Giovanni Paolo II e madre Teresa di Calcutta; poi due martiri, Jerzy Popiełuszko e James Miller; due ragazze italiane, Chiara Badano e Sandra Sabattini; e ancora l’allora prelato dell’Opus Dei Alvaro del Portillo. E alla fine, immancabile, la ricerca dell’engagement: «E tu, ne ricordi qualcuno?».
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