La divisa dell’ascolto e la missione di esserci
di Marco Voleri
Per il colonnello dei Carabinieri, Massimiliano Sole, umanità e autorevolezza non sono contrapposte. E la nota che sceglie è “La Cura” di Battiato
Ci sono mestieri in cui bisogna imparare a vedere prima che accada qualcosa. Leggere un silenzio. Accorgersi di una paura che non ha ancora trovato le parole. Capire quando un paese, una famiglia, una strada stanno chiedendo aiuto senza averlo ancora domandato. Per il colonnello Massimiliano Sole, Comandante Provinciale dei Carabinieri, guidare uomini e donne significa anche questo: conoscere il territorio non soltanto attraverso mappe, numeri e statistiche, ma ascoltarne il respiro. Perché prima dell’intervento viene la comprensione. E forse è proprio qui che una parola apparentemente lontana dal linguaggio della sicurezza – ascolto – diventa invece una delle sue forme più profonde. Ascoltare le istituzioni, le associazioni, le realtà sociali. Ma soprattutto le persone, le loro preoccupazioni, le attese, quei piccoli segnali che raccontano molto di una comunità. Conoscere, comprendere, poi agire. Intervenire è qualcosa che si vede. Ascoltare, invece, quasi mai. Eppure, la fiducia nasce spesso proprio lì, nella sensazione che dall’altra parte qualcuno abbia capito davvero. C’è poi un equilibrio ancora più delicato: quello tra la divisa e la persona. Un ufficiale dei Carabinieri rappresenta lo Stato, la legge, una responsabilità che non ammette leggerezza. Ma incontra spesso i cittadini nei giorni in cui qualcosa si è rotto. Una violenza, una paura, una perdita, o semplicemente quel momento in cui non si sa più bene a chi rivolgersi. In quei momenti l’autorevolezza non può diventare distanza. «Autorevolezza e umanità non sono dimensioni contrapposte», ricorda Sole. Essere autorevoli non significa alzare la voce. Significa essere saldi, mantenere la misura, far rispettare una regola riuscendo nello stesso tempo a vedere la persona che abbiamo davanti. La legge resta legge. Ma può avere uno sguardo, un tono, anche una forma di gentilezza. È lì che lo Stato smette di essere solo qualcosa di scritto e diventa una presenza concreta. Poi ci sono le piccole città e i paesi, dove una stazione dei Carabinieri oltre ad essere un edificio conosciuto nella comunità è un punto fermo. Un luogo dove si denuncia un reato, certo, ma anche dove un anziano può raccontare una preoccupazione, un giovane chiedere aiuto, una famiglia trovare qualcuno capace di indicare una strada. Sole parla di una caserma «accessibile», capace di offrire attenzione, competenza, risposte concrete. Una porta che non separa, ma rende lo Stato vicino. Forse siamo abituati a pensare alla sicurezza come a qualcosa fatto di sirene e interventi. Ma esiste anche una sicurezza silenziosa: sapere che qualcuno c’è. Che osserva, ascolta e, quando serve, interviene. La “nota in tasca” di Massimiliano Sole ha le parole e la musica di Franco Battiato. «Se dovessi indicare un brano, sceglierei La cura . Al di là della sua dimensione più intima, vi ritrovo un’idea che considero profondamente legata al servizio: prendersi cura degli altri». Per Sole servire lo Stato significa assumersi responsabilità, far rispettare le regole e garantire sicurezza, ma anche esserci quando qualcuno ha bisogno di una presenza, di una risposta, talvolta semplicemente di essere ascoltato. E, come ricordava Seneca, chi aiuta gli altri aiuta anche sé stesso. Forse è questa la nota da tenere in tasca: ricordare che dietro ogni funzione, ogni decisione e ogni uniforme ci sono sempre delle persone. E che, qualche volta, prendersi cura significa semplicemente esserci.
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