Il tasto della nostalgia: gli “angeli del fango” e quelli delle cabine telefoniche

I ricordi dei tanti giovani soccorritori dell'alluvione di Firenze del 1966, come l'attore Marco Messeri e i ragazzi di Barbiana di don Lorenzo Milani. Nostalgia del telefono fisso e della cabina a gettoni
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November 7, 2026
Il tasto della nostalgia: gli “angeli del fango” e quelli delle cabine telefoniche
Don Lorenzo Milani e suoi allievi della scuola di Barbiana (foto scattata da Oliviero Toscani, allora 21enne)
Gli angeli esistono, e si sporcano anche le mani. Gli “angeli” dell’alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 sono riemersi dal fango, specie quello melmoso della memoria corta di questo millennio liquido e sono tornati a parlare e a raccontare quell’esperienza di immensa solidarietà, universale. Di tutte le voci degli “Angeli del fango” quella che più mi ha colpito è stata la testimonianza scritta per “Repubblica” dall’esilarante Marco Messeri, che allora, 17enne, non era ancora un attore affermato e quel giorno scese a Firenze da Borgo San Lorenzo, paesino sulle colline mugellane, per andare «a salvare la mì nonna alluvionata», ricorda. Subito dopo, si arruolò nell’esercito spontaneo della meglio gioventù, quella degli spalatori chiamati a mettere al sicuro documenti e opere d’arte negli scantinati «nauseabondi» del Museo degli Uffizi. Una catena umana di ragazzi come non si è più vista in questo Paese e che, con quello spirito di volontariato angelico, sarebbe utile si ricreasse invece nelle piazze delle nostre città dove l’emergenza alluvione è diventata quella delle guerre senza frontiere. Quella catena dolce e solidale che anticipò il movimento studentesco del Sessantotto, a Messeri lo incatenò a sua volta alla catena dell’amore per quell’angelo di Luisa. Un amore appena sbocciato e già finito, perché ricevette una lettera e salì subito su un treno che da Firenze lo portava a Milano: era stato preso alla scuola d’Arte drammatica del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler. Ma tanti anni dopo, Marco e Luisa si sono ritrovati seduti vicini a una cerimonia del comune di Borgo San Lorenzo per ricevere l’attestato di “Angelo del fango”. Quel diploma Messeri ora lo tiene appeso in salotto e se lo guarda con orgoglio e con la consapevolezza che «quel 4 novembre 1966 sono diventato grande e non lo sapevo».
Chi non è mai diventato grande, purtroppo, sono gli angeli della tragedia di Aberfan, avvenuta pochi giorni prima dell’alluvione di Firenze. In quella cittadina scozzese il 21 ottobre 1966, la collina, usata come discarica di scarti di carbone della miniera locale, franò, causando 144 vittime, 116 erano bambini. Le famiglie di quegli angeli finiti sotto il fango di carbone spedirono a Firenze i vestiti dei loro bambini perché servissero ad altri genitori, rimasti senza casa e senza niente, a farli indossare ai loro figli. I “figli” di don Lorenzo Milani, gli alunni della scuola di Barbiana in quel novembre da apnea del ‘66 arrivarono con il loro pullmino a Firenze per portare il pane agli alluvionati e passando tra gli “Angeli del fango” il Priore disse: «L’alluvione ha ricreato l’atmosfera del dopoguerra. Preti e comunisti fianco a fianco hanno in mano la situazione. Il governo è sempre l’ultimo ad arrivare e ognuno ne diffida... Quando tutto sarà passato chissà che cosa resterà. Forse la nostalgia dell’alluvione». Schiacciando il tasto della nostalgia, “Il Foglio” mi porta a Torino dove la Società Idroelettrica Piemontese fino al 23 dicembre nella sede di Italiaonline si può visitare la mostra “Cento anni di connessioni”, dedicata all’Elenco Telefonico. Per copiare gli americani che, dal 1878, già fornivano l’elenco ai cittadini del Connecticut, anche da noi, cento anni fa, il 1° giugno 1926, la Stipel mandò in stampa le Pagine Bianche con i numeri telefonici dei privati in ordine alfabetico e dal 1965 scattò l’abbinata con i numeri aziendali delle Pagine Gialle. I ragazzi della mia generazione, gli antesignani dei rider Glovo, per poche lire recapitavano, casa per casa, questi mattoni cartacei che sono spariti da un pezzo nelle maggior parte delle nostre case assieme al monumentale telefono fisso. Pagine Bianche, Pagine Gialle, Tutto Città e Pagine Gialle Casa, sono riapparsi in Rete e complessivamente vengono consultati ogni mese da 11 milioni di utenti. Ma l’effetto nostalgia non si è ancora spento visto che 2,7 milioni di italiani chiedono ancora di ricevere l’elenco a casa. Così, la tastiera della nostalgia registra: qualcuno di loro conserva ancora il gettone con cui da una cabina telefonica chiamava il suo angelo del cuore.

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