Salvate i giornali di carta. Quelle edicole ultimi luoghi di resistenza
Dalle Eolie a Milano, passando da Perugia, le storie di alcuni rari casi di edicolanti che, tra sacrifici e nuove forme di vendita e di divulgazione culturale, non hanno nessuna intenzione di arrendersi

«Che lavoro fa?» Il giornalista. «Ma scrive sui giornali online, è un influencer?»…. No, scrivo su un quotidiano di carta, Avvenire. «Un giornale nuovo?» No, è stato fondato nel 1968, più o meno quando sono nati i tuoi genitori». Questa conversazione è avvenuta con un millennial, assai scettico in merito all’esistenza di un giornale cartaceo. «Roba da boomer», avrà pensato sotto il cappellino griffato. Fine del confronto, scopro che alle Eolie, a Lipari, l’ultimo edicolante dell’Isola, Mimmo Belletti, 80 anni, nipote e figlio di edicolanti dal 1928, è stato costretto a chiudere i battenti della sua storica edicola. Non ce la faceva più a sostenere il peso economico: un affitto di 3mila euro al mese. Così Mimmo si è trovato a un bivio: o dire addio per sempre a quel mestiere di famiglia che ne fa ormai un rarissimo figlio d’arte, oppure arrangiarsi in qualche maniera e continuare a vendere giornali ai liparoti e i tanti turisti, non per caso. Da cuore impavido, ha scelto la seconda strada: si è inventato l’edicola mobile. Un furgoncino rosso in cui all’alba riceve via mare le copie dei giornali e poi si sposta, itinerante come negli anni ‘50 girava per i borghi della Maremma il «Bibliobus» di Luciano Bianciardi.
A Bologna, zona Porta San Vitale, resta stanziale l’edicola «Fuori Pagina». Dopo cinquant’anni, causa malattia, il titolare Daniele Carella, ex consigliere comunale, era stato costretto alla resa definitiva. Triste e solitario, un attimo prima di chiudere per sempre Carella viene contattato da giovani professionisti non edicolanti, tra i 28 e i 35 anni, che si offrono di rilevare l’attività. Ora, sono 14 soci che, dal 28 maggio, a turno, aprono alle 5 del mattino e chiudono alla sera alla resa, dopo aver organizzato reading di poesia e tornei di enigmistica con i vecchi e fedelissimi clienti che ringraziano per aver salvato questo posto delle favole. Una avamposto culturale per i perugini è l’Edicola 518, inaugurata il 1° giugno 2016. Il chiosco di un’edicola dismessa nello scenario suggestivo delle scalette di Sant’Ercolano, è diventato un atelier a cielo aperto fondato dal collettivo della rivista indipendente Emergenze. Antonio e Alberto Brizioli, con l’appoggio di artisti e scrittori portano avanti quella che è una vera e propria forma di «resistenza culturale». In appena 4 metri quadrati, in quello che chiamano il «tempio della bella carta», si vendono riviste e fanzine introvabili, oltre a 400 titoli di magazine e libri d’arte di case editrici rigorosamente indipendenti.
L’indipendentissimo Andrea Carbini, nella sua edicola di via Plinio, a Milano, non vende né fiori, né gadget con la calamita del Duomo, ma solo ed esclusivamente giornali: quotidiani italiani e stranieri, quest’ultimi spesso non reperibili nell’internazionale Milano. Avendo alle spalle un passato da libraio, è stato tra i fondatori della Ubik, Carbini adesso piazza anche quello strano oggetto, specie per i nativi digitali, chiamato libro. Voi non ci crederete, ma all’edicola di via Plinio al mattino c’è la coda come allo sportello delle poste. E in fila per il quotidiano trovi il pensionato o il professionista, il palestrato abbonato alla rivista settimanale, ma anche l’americano in vacanza o per lavoro a Milano che resta a bocca aperta nel trovare la copia del New York Times. Stando alla profezia di Philip Meyer, l’ultima copia cartacea del New York Times verrà acquistata nel 2043, dopo di allora, l’editoria, perennemente in crisi, si troverà dinanzi al giudizio universale. Sparito il giornale di carta spariranno anche le ultime edicole, e con un certo magone, sentendomi parte integrante di questa apocalisse, ipotizzo anche la fine di un certo giornalismo, quello fatto di un pensiero resistente, proprio perché fissato su carta. Fino al 2043 come quegli stoici partigiani delle edicole, noi, sprovvisti della patente autorilasciata di influencer, proveremo a resistere da penne computerizzate, dotate ancora di intelligenza naturale e di quella sensibilità di bracconieri di storie quotidiane.
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