Il calcio come storia d'amore e di poesia. Fortuna che i "Bar Sport" esistono ancora

Il video di Domenico e Elena all'Olimpico, due ottantenni tifosi laziali ha commosso il popolo del web. Un libro di racconti, omaggio a Stefano Benni, fa il censimento degli ultimi Bar Sport
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October 10, 2026
Il calcio come storia d'amore e di poesia. Fortuna che i "Bar Sport" esistono ancora
La foto di copertina del libro di racconti "Storie da Bar Sport" (Edizioni Low)
Questa rubrica, anche se nel titolo si ispira all’ultimo scriba di sport, Gianni Mura (il 9 ottobre sarebbe stato il suo 81° compleanno), non è una rubrica sportiva. Però questa settimana, complice la ripartenza del campionato dopo la sosta per la Nazionale, ma soprattutto dopo l’uscita di due libri esemplari e una storia da “calcio di poesia”, non posso fare a meno di condividere con il lettore i tanti buoni pensieri che mi hanno ispirato. A cominciare dalla scoperta che il leggendario Bar Sport del romanzo di Stefano Benni non ha chiuso e non si è ancora estinto. Sopravvive e non sempre sotto mentite spoglie, in certi borghi remoti di provincia. Storie da Bar Sport (Edizioni Low),è la raccolta di racconti più o meno reali curati dai narratori e editori onirici Gabriele Dadati e Giovanni Battista Menzani, che ci guidano alla riscoperta di quei Bar Sport che, da Corniglio (Parma) a Castrovillari (Cosenza), alzano ancora la saracinesca per fare entrare un’umanità varia che merita un censimento, prima che cada nell’oblio. Diciassette racconti (19 con i contributi di Alberto Rollo, editore di Stefano Benni e del suo amico e sodale di scrittura Michele Serra) di conservazione della specie, avventori e polemisti, da Bar Sport con la sua tradizione, Luisona compresa: la mitica decana delle paste, «con sopra una spruzzata di granella in duralluminio», narrata da Benni. Personalmente segnalo come il più benniano dei racconti quello del fantomatico ilTorcicoda (nome d’arte ispirato da una ripida e ritorta stradina toscana): il suo Fausto, la Gaggia e il Bar Sport di Canobbio (Verbano Ossola) sintetizza perfettamente il concetto di Bar Sport come rappresentazione iconica socioculturale del ’900 (il primo vero grande social).
Bar Sport è anche un capitolo dell’imprescindibile pamphlet dell’inviato de La7 Guy Chiappaventi, Bastardi e Sentimentali. Diario contro il calcio moderno (Minerva). Il fine scrittore di fede laziale prende atto del de profundis di Benni che, già nel 2006, proclamava l’estinzione del Bar Sport sostituito dai globalizzati wine lounge e bistrot. Chiappaventi si sente un “sopravvissuto” del ’900, grazie allo stadio, alla Lazio appunto e anche per aver respirato quell’aria bella e consumata del Bar Sport capitolino, in cui oggi si racconta la storia di Domenico e Elena. Marito e moglie, 88 anni lui, 84 lei, da settant’anni vanno allo stadio Olimpico a seguire la loro squadra del cuore, la Lazio. In uno stadio tristemente deserto, causa “sciopero” ad oltranza del tifo organizzato, la loro presenza all’ultima gara con il Genoa è diventata un video virale. In quelle tenere immagini si vede Domenico, cappellino bianco calato sugli occhi e bastone in una mano, mentre con l’altra stringe quella di Elena. Assieme risalgono lentamente le scale della Tribuna Tevere, felici come due ragazzini per aver assistito alla vittoria della formazione allenata da Rino Gattuso. Questi due nonni dolcissimi rappresentano quel calcio romantico e di poesia che si è perduto sotto i riflettori accecanti dello showbiz, letterariamente denunciato da Chiappaventi. Nonostante il peso e gli acciacchi del tempo, Domenico e Elena sono lì, presenti, sempre al fianco della Lazio. Non rinunciano allo spettacolo dei propri eroi della domenica e se ne fregano della “dittatura” del presidente Claudio Lotito che non ha nessuna intenzione di cedere il club e sfida la tifoseria assente a un braccio di ferro a distanza che sta diventando paradossale. «Uno stadio senza tifosi è una ca..ta», ha detto “Ringhio” Gattuso che, nonostante tutto, va avanti per la sua strada e domani contro il Monza riparte da primo della classe. I “Ringhio Boys” sono in vetta alla classifica e i laziali della generazione di Domenico e Elena, quando vanno allo stadio sognano ancora come quando in panchina sedeva il Maestro, Tommaso Maestrelli, l’allenatore-partigiano del primo scudetto della Lazio del ’74. Vorrei condividere questo bel ricordo con Chiappaventi, con gli scrittori di Storie da Bar Sport e il figlio del Maestro, Massimo Maestrelli che sul suo stato di whatsapp ha messo questo buonissimo pensiero: «Le foglie cadono, le stagioni passano, solo il ricordo è eterno».

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