La Repubblica, il calendario e quelle 51 "sfumature" di festa
L'irrefrenabile desiderio dei parlamentari di punteggiare l'anno con una sequela di giornate nazionali ha già portato ad aggiungere una ventina di celebrazioni nell'attuale legislatura: dal day del Made in Italy a quello della Meraviglia fino all'ultimo nato, il giorno della Carta riciclata. Ma se tutti i giorni diventano speciali, nessuno lo è più davvero. Perciò, il monito del Colle alla continenza andrebbe raccolto dal Parlamento..

Se c’è una cosa che a noi italiani piace davvero molto, è celebrare. Del resto, viviamo nel Paese in cui ogni borgo ha la sua sagra e dove non si nega un brindisi a nessuno. Ma certo, da ragazzi non ci aspettavamo che, negli anni a venire, il Parlamento decidesse di trasformare il calendario in una sorta di scatola di cioccolatini, in cui ogni giorno c'è da scartare una sorpresa celebrativa. Ce lo ha fatto notare, con la consueta sobrietà istituzionale e la compostezza che lo connota, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, decidendo di mettere, una buona volta, almeno un puntino sulla "i" per provare a frenare la deriva. E per farlo, ha colto un'occasione a suo modo emblematica: la richiesta di promulgazione della legge istitutiva dell'ennesima celebrazione, la "Giornata nazionale del riciclo della carta". Richiesta giuntagli dal Parlamento e che, si badi bene, il capo dello Stato ha firmato senza eccepire: nessun ravvisabile profilo di incostituzionalità, quindi nulla quaestio. Tuttavia, nel farlo, ha inteso allegare al decreto una lettera indirizzata ai presidenti delle Camere il cui messaggio, tradotto dalla forbita prosa presidenziale, suona più o meno cosi: cari miei, va bene tutto, ma non si starà un po' esagerando? E già perché, a forza di aggiungere ed aggiungere, ormai il contatore delle ricorrenze nazionali ha toccato la mirabile quota di 51 giornale. In media una a settimana, se non fosse che in alcuni periodi se ne contano perfino di più. Non solo: con sottile ma percettibile ironia, dal Colle si sottolinea l'impennata produttiva dei lustri recenti, visto che ben 36 giornate sono state proposte e istituite nelle ultime tre legislature, di cui 20 (il 40%, per chi ama le percentuali) addirittura in quella ancora in corso.
Un attivismo encomiabile che forse meriterebbe miglior causa, giacché - secondo Open Parlamento - almeno 3mila ddl, alcuni su temi rilevanti, giacciono ancora negli armadi di Camera e Senato. E se poi voleste scorrere l'elenco delle celebrazioni, scoprireste che - sottratte le festività di importanza storica, religiosa o sociale che prevedono la chiusura di scuole e uffici pubblici e astensione dal lavoro e le solennità non festive ma importanti come il 4 novembre e le commemorazioni di valore civile, come quelle per le vittime dell'Olocausto, le foibe, le vittime delle mafie e i caduti del terrorismo - di svariate ricorrenze milioni di italiani non sanno un bel nulla. Non ci metteremo qui a stilare una classifica di merito: non sarebbe rispettoso del volere del Parlamento, che in democrazia è sovrano e ha già reputato che ciascuna di quelle 51 "sfumature" di ciò che dev'essere una ricorrenza debba starci. Ma una domanda è lecita: solo a titolo d'esempio, quanti fra noi sanno quando ricorrono, o possono vantare di aver celebrato, il giorno dell'albero o quello della virtù civile, il Made in Italy o la giornata della Meraviglia? E in quanto alla carta, sia chiaro: il suo riciclo è una cosa serissima, l'economia circolare è il futuro e differenziare i rifiuti fa bene al pianeta. Ma non è sottilmente paradossale il fatto di stampare su carta una legge che istituisce la giornata del riciclo, innescando una risposta via lettera del Presidente che – a sua volta – consuma altra carta per ammonire il Parlamento che si sta esagerando?
Dal canto suo, col buon senso del pater familias, Mattarella fa notare come sia francamente inverosimile chiedere a chi educa le nuove generazioni di stare dietro a questo moto perpetuo della memoria. Immaginiamo i poveri presidi, insegnanti e studenti col calendario in mano: il lunedì si sensibilizza sul riciclo, il martedì si celebra il valore delle foreste, il mercoledì si commemora un antico mestiere e il venerdì si riflette sulle emozioni. Di questo passo, a furia di celebrare, non resterebbe nemmeno il tempo per studiare, con la grammatica e la matematica da incastrare tra una cerimonia e l'altra e storia e geografia costrette a chiedere asilo nel fine settimana, sempre che qualche nuova ricorrenza non lo abbia già intasato.
Peraltro, a pensar male, si potrebbe osservare come una giornata celebrativa non festiva possa essere a volte il modo più indolore che la politica ha per manifestare un interesse. In fondo, per istituirla basta scovare un giorno libero sul calendario (anche se, come detto, fra ricorrenze nazionali e mondiali, targate Onu, Unesco e così via, ormai gli slot vacanti iniziano a scarseggiare) e buttare già due righe di leggina, che non richiederà particolari coperture finanziarie, farà felice qualche categoria e garantirà magari titoli accattivanti sui giornali e nei tg. Ma se ogni giorno diventa speciale, nessun giorno sarà più speciale. E in un Paese assillato dal continuo aumento dei prezzi di beni e servizi, l'inflazione delle feste suona perfino surreale e beffarda. Con una considerazione a margine per chi di mestiere racconta il Parlamento: a furia di celebrazioni, festival e foto ricordo, ci pare che oggi una certa politica soffra di una bulimia da simbolismo e cerchi costantemente il bollino blu, la medaglietta, il like sui social. Eppure ottant'anni di storia repubblicana ci hanno insegnato che la memoria e la sensibilità dei cittadini non si rafforzano con un tweet, né per decreto o per delibera assembleare. Piuttosto, si coltivano nei comportamenti quotidiani, nell'efficienza dei servizi pubblici essenziali, nell'educazione civica di adulti e ragazzi, durante ciascuno dei 365 giorni dell'anno.
Nell'attesa che qualche seme attecchisca, soprattutto fra i giovani, a giudicare dal primo feedback dei presidenti delle Camere c'è da auspicare che l'appello alla continenza partito dal Quirinale produca effetti. Qualche volta less is more, si usa dire in Terra d'Albione, e questo sarebbe il caso. Anche perché nei cassetti delle commissioni parlamentari scalpitano altre decine di proposte, in un tripudio di fantasia al potere che va da destra a sinistra: dalla giornata dei dialetti, a quella del panettone italico passando per l'eco-spiritualità e per la sartoria italiana, fino alle botteghe storiche e al patrimonio caseario. C'è ne sarebbe per tutti, dunque, almeno fino a esaurimento del calendario. Sempre che prima o poi qualcuno non si alzi in Parlamento con l'idea di istituire la "Giornata nazionale contro la proliferazione delle giornate nazionali". Una nemesi adeguata. E, chissà, forse la sola proposta che ormai il presidente firmerebbe senza pensarci due volte.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire





