Chi getta volumi nei cassonetti: ma per fortuna il libro non morirà mai

Dopo gli edicolanti resistenti, saranno i "librai esemplari", come il compianto Giovanni Carnevali, quelli che, forse, salveranno i libri dalla deriva digitale e da quelli che li trattano come immondizia
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October 31, 2026
Chi getta volumi nei cassonetti: ma per fortuna il libro non morirà mai
L'editore e libraio Giovanni Carnevali, scomparso nei giorni scorsi a 86 anni, nella sua storica libreria di Foligno (foto di Alessio Vissani)
«Edicole, ultime forme di resistenza», il titolo di Sette giorni di buoni pensieri di sabato scorso, ha suscitato dibattito e fatto pervenire diversi messaggi dai toni contrastanti. Prendo tra i tanti quello dell’attento lettore Giampaolo Castellotti il quale segnala che a Roma, dove tante edicole hanno chiuso, da un anno a questa parte a piazza Imola è nata “Santedicola”: un hub creativo per workshop e incontri, una vetrina culturale fisica diretta da Gaetano Cordiali. Invece, dal Secolo XIX apprendo dall’intervista all’annunciatrice Rai Mariolina Cannuli, che nel borgo incantato in cui risiede, Montemarcello (La Spezia), «purtroppo non c’è più un’edicola: ne soffro un po’ perché per me informarmi è fondamentale», dice sconsolata l’86enne ex “signorina buonasera” che ama ancora informarsi su carta, quella dei quotidiani e dei libri.
Poveri libri, forse gli unici luoghi in cui vengono ancora apprezzati e letti sono le carceri. «A Roma le biblioteche spesso vengono scaraventate in strada accanto ai cassonetti», ha denunciato la scrittrice Melania Mazzucco. A Loseto, periferia di Bari, stesso strazio, decine di libri giacevano abbandonati in un cassonetto dei rifiuti nei pressi di un panificio. «Io ne ho presi un po’. Non lasciamoli così. Vi prego, mi piange il cuore», l’appello postato su Facebook da una cittadina sensibile al fascino discreto di quegli oggetti sapienziali, eppure letteralmente “schifati” ormai dalla degenerante cultura digitale che li tratta come immondizia. «Te lo regalo se vieni a prenderlo», conclude il post, con tanto di foto della via dei libri “rifiutati”, della signora barese che, nel suo infinitamente piccolo, tenta di arginare questa deriva degli “scarti”, a cominciare proprio dai libri.
Viaggiando per l’Italia ho conosciuto alcuni rari librai indipendenti che hanno dedicato la loro esistenza a incentivare la lettura e a consigliare sempre il libro giusto al loro “cliente-amico”. Cito per affetto e per talento raro in questa missione, Claudio Oxoli della Lirus di Milano e Ciccio Urso dell’omonima libreria di Avola (Siracusa). Due piccole oasi del pensiero forte che purtroppo non esistono più. Claudio Oxoli ci ha anche lasciati. Così come se ne è appena andato nel mondo dei più il mio libraio del cuore, Giovanni Carnevali. Giovanni era il “libraio di Foligno”, un tempo la città delle tipografie e in una di queste appartenuta ad Emiliano Orfini, con la complicità del tedesco Johannes Numeister, nel 1472 venne stampata la prima copia della Divina Commedia. Il primo libro che ho acquistato da ragazzo, Il Barone rampante di Italo Calvino, me lo aveva consigliato e venduto l’amico Giovanni nella sua libreria che si trova in via Pignattara, la porta prima della casa natale dell’architetto della Scala di Milano, Giuseppe Piermarini. Lì dentro alla libreria Carnevali in certe sere d’inverno potevi imbatterti nel “Professore”, Federico Zeri, che ammantato nel suo loden verde e sciarpone al collo era arrivato in treno da Roma al solo scopo di poter consultare in santa pace il catalogo delle mirabilia di Giovanni: 25mila titoli, 70mila volumi interamente dedicati all’arte, più un fondo di cataloghi sulle ceramiche che fanno gola ai più grandi collezionisti, da Londra a New York.
Carnevali fa parte di quella razza, purtroppo in estinzione, di grandi librai e piccoli editori di qualità. Con la Ediclio, fondata negli anni ‘70 con l’amico avvocato Arnaldo Picuti, l’Editoriale Umbra e la Orfini Numeister («Associazione di cittadini-editori di Foligno – ricordava con fierezza –, un centinaio di soci che hanno deciso di tassarsi al costo di una cena per riuscire a stampare almeno un volume all’anno»), Carnevali aveva pubblicato, con passione, libri come fossero strenne natalizie destinate a incantare il lettore e accompagnarlo nel tempo a venire. Prima di andarsene, il mio amico Giovanni mi confessò: «Spesso questi volumi hanno una storia strana. Quando pensi che ormai non interessino più a nessuno, all’improvviso spunta qualcuno che li ricerca e così li fa rivivere di nuova vita. In tutti questi anni ho capito una cosa: il libro non morirà mai».

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