Lā11 settembre 2001, con lāattacco in mondovisione alle Torri Gemelle di New York, la tv ĆØ stata Ā«finestra sul mondoĀ» come non mai. Un qualcosa pari soltanto, almeno in Italia, alla lunga diretta di Vermicino, tra il 12 e il 13 giugno 1981, con la morte del piccolo Alfredo Rampi diventato per tutti Alfredino. Non ĆØ un parallelo azzardato, perchĆ© in tv non conta il numero dei morti, ma la forza più o meno evocativa e drammatica delle immagini e delle situazioni. Vermicino, da un punto di vista strettamente televisivo, ĆØ stato il nostro Ā«11 settembreĀ» con ventāanni dāanticipo. Nella circostanza non ĆØ cambiato il mondo, però, dopo quelle interminabili 17 ore con punte di 28 milioni di telespettatori incollati al video per vedere come va a finire, la tv non ĆØ stata più la stessa, ha scoperto senza volere una forza dirompente e perso, una volta per tutte, il senso del limite. Ce lo ricorda anche Alfredino - Una storia italiana, andata in onda martedƬ e ieri in prima serata su Rai 1 dopo la visione tre anni fa su Sky, che lāha anche prodotta con Lotus Production. Scritta da Barbara Petronio, Francesco Balletta e Alessandro Bernabucci, diretta da Marco Pontecorvo, la miniserie ha anche il merito di non cedere al sensazionalismo o al melodramma, di non far mai vedere Alfredino (interpretato da Kim Cherubini) dentro al pozzo, di farne percepire la presenza rinunciando anche alla voce (tranne in un caso), di giocare molto sugli sguardi e sui primi piani di tutti gli altri, di raccontare una bella famiglia e di valorizzare, accanto a mamma Franca (Anna Foglietta), il ruolo paterno di Ferdinando Rampi (Luca Angeletti), che allāepoca nella realtĆ fu meno evidente. Invece, i due, insieme, sono stati genitori capaci di trasformare un dolore immenso in altruismo dando vita, con alcuni dei soccorritori e altri volontari, al Centro Ā«Alfredo RampiĀ» per la protezione civile. Ā© riproduzione riservata
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