Basta con le violenze sugli arbitri. Ma per favore, salvate il calcio dal Var
Un'altra giornata nera per i direttori di gara non supportati dalla tecnologia. Dopo il "Derbycidio atto II" sorge il dubbio: ma l'Inter riuscirà a perdere anche questo scudetto?

La giornata dell’8 marzo, Festa internazionale della donna, ci racconta di una 17enne direttrice di gara aggredita, con schiaffi e pugni, da un folle dirigente durante una partita del campionato regionale sardo under 17. Salendo di categoria, la follia in campo non si attenua. Durante Napoli-Sassuolo, campionato nazionale Primavera, il giovane centrocampista romeno del club emiliano, Troy Tomsa, ha strattonato e preso letteralmente per il “bavero” l’arbitro Mattia Maresca (fratello dell’internazionale Fabio Maresca) che lo aveva espulso per proteste. Un gesto, quello di Tomsa, che può pregiudicare una carriera se non rivisto e corretto immediatamente con l’aiuto di un club esemplare come il Sassuolo. La follia in campo diventa fantacalcio quando si entra nella stanza dei bottoni del Var di Lissone, dove viene il sospetto che i tecnici preposti al Video Assistant Referee (Var) siano dei mobilieri che per hobby nel weekend si dilettino ad osservare distrattamente da un monitor le partite della Serie A. I rigori non concessi alla Roma a Marassi contro il Genoa (fallo di mano di Malinovskyi) alla Cremonese a Lecce (atterramento in area di Sanabria, spintone di Gaby) e all’Inter nel derby con il Milan (fallo di mano di Ricci), solo per fermarci ai tre casi più eclatanti della domenica calcistica appena trascorsa, ci confermano che il Var conta come il due a bastoni quando briscola è spade. E tutto ciò ci dice che, grazie alla tecnologia e alle intelligenze artificiali, l’arbitro sarà sempre il signor Malausséne, il capro espiatorio di questo gioco, al massacro, che è il pianeta calcio. Tornando a quel poco che offre il campo, l’unica scossa del 28° turno è stata la vittoria del Milan nel derby. Stupiti solo dal gol di Estupiñán, il terzino dell’Ecuador che al minuto 35 ha interrotto una mezz’ora da incubo per i divanati e la possibile quanto legittima richiesta di rimborso del biglietto (c’è chi ha speso anche più di 1000 euro) dei 75.500 spettatori presenti a San Siro. Personalmente per quasi tutto il primo tempo ho ripensato a quel genio di Beppe Viola che definì “Derbycidio” l’Inter-Milan 0-0 del 27 marzo 1977. Per sottrarmi alla grande bruttezza del calcio nostrano (da noi solo il Como sta giocando veramente a pallone) ho letto buona parte dell’avvincente romanzo di Giovanni Agnoni La prossima notte (Transeuropa) in cui il protagonista è un immaginario centravanti della Fiorentina, Aaron Stewart. L’unico centravanti degno di nota della serata, visto che nel "Derbycidio atto II" lì davanti Milan e Inter apparivano più spuntate della mia matita. L’Inter resta capolista e "mister alibi" Chivu dichiara “che anche vincendo non sarebbe cambiato nulla”. Noi dissentiamo, la matematica caro Chivu non è un opinione, quindi un +13 non è come il +7 attuale a cui si è portato il profeta del “cortomuso” Allegri, che ci spera nell’aggancio alla vetta. Specie dopo aver eguagliato il suo record: i rossoneri non vincevano due derby nella stessa stagione dal 2011, e anche allora sulla panchina milanista sedeva il conte Max. Due indizi fanno una prova, che l’Inter da prima della classe possa buttare via anche questo scudetto (e sarebbe il terzo, dopo i due persi da Simone Inzaghi e vinti da Milan e Napoli)? Lo scopriremo nelle prossime puntate, intanto lunga vita agli arbitri, basta violenze. E se potete, tutelate il calcio da questi quattro amici al Var.
© RIPRODUZIONE RISERVATA





