Una suora popolare racconta la Sindone riprodotta in 3D
mercoledì 19 ottobre 2022
Una trentina tra post e video su Twitter ( bit.ly/3S51wPq ), TikTok, Facebook e Instagram ( bit.ly/3s36AZZ ) nel giro di una settimana, e uno sciame di visualizzazioni e reazioni intorno alle 60mila. Le pagine social di suor Xiskya Valladares (la popolarissima “suora twittatrice”, fondatrice dei “missionari digitali”) forniscono un test significativo dell’impatto che stanno avendo, in Rete, la notizia e le immagini della mostra “The Mistery Man”, inaugurata il 13 ottobre nella cattedrale di Salamanca (Spagna). L’esposizione è incentrata sulla riproduzione iperrealista, a tre dimensioni, dell’Uomo della Sindone: dunque di un corpo morto che porta, come la «reliquia insolita e misteriosa» custodita a Torino (la definizione è di Giovanni Paolo II), i segni delle torture subite da Gesù e narrate dai Vangeli della Passione. Premessa l’avvertenza di non guardare le immagini se si è «particolarmente sensibili», i post di suor Valladares cercano di descrivere semplicemente ciò che esse mostrano, anche se si capisce il carico di emozioni che le suscitano. Ad esempio quando commenta così un primo piano dei «piedi stanchi»: «Le donne hanno fatto il possibile, dovendo agire in fretta. Ingrandisci la foto, vedrai peli, terra e ferite». O quando, dopo aver riportato i dati, per così dire, tecnici di questo corpo riprodotto (altezza, peso, particolari sui segni delle torture), aggiunge: «Si sono accaniti su di lui. Impressiona, fa venire voglia di piangere e abbracciarlo. È l'uomo misterioso rimasto impresso dalle radiazioni nel lenzuolo di Torino». La storia della pittura e della scultura reca grandi e continue testimonianze del tentativo umano di immaginare come dovesse apparire il corpo di Gesù al momento della deposizione. Lo stesso, nell’ultimo secolo, ha fatto il cinema. Questa realizzazione, che da Salamanca si progetta di portare «in pellegrinaggio» in tutto il mondo, rimanda certamente, a motivo della crudezza delle immagini, a “The Passion” di Mel Gibson, che nel film si ispirò anche (non solo) alla Sindone. E come quel film va guardata, da credenti, alla stregua di una sacra rappresentazione quaresimale. Non va guardata invece, né condivisa sui social, come si fa, in modo insano, con le tante immagini raccapriccianti di morti che le cronache propongono senza pudore. © riproduzione riservata
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