Riscopriamo il valore della prosa italiana anzitutto per farci capire
venerdì 30 marzo 2018
Dopo aver espresso in un precedente libro (E se non fosse una buona battaglia? uscito dal Mulino) tutto il suo scetticismo realistico e razionale sull'utilità e sul futuro dell'istruzione umanistica, ora Claudio Giunta, dantista, storico della letteratura, scrittore, mostra la sua vocazione di umanista pratico e pedagogico nel volume Come non scrivere, sottotitolo: Consigli ed esempi da seguire, trappole e scemenze da evitare, quando si scrive in italiano (Utet, pp. 328, euro 16). Dimostra così che il modo migliore per arginare lo scetticismo consiste nel darsi da fare e decidere, intanto, come usare utilmente e pubblicamente la propria formazione umanistica. La traduzione delle nostre idee, emozioni e incertezze in una forma linguistica chiara, accurata, efficacemente comunicativa, è una pratica di cui non possiamo fare a meno, comunque vada il mondo. Se c'è una cosa sulla quale non si può essere scettici è la capacità, l'arte di mettere e mantenere in un contatto vivo e vivace i contenuti di coscienza e le nostre esperienze con la lingua e l'insieme delle sue risorse espressive e comunicative. Ma se si parla di arte di scrivere, cercando per prima cosa di non scrivere male, si dovrà parlare prima o poi di arte di leggere bene e non male. Si scrive male se si legge male, perché scrivere è anche, inevitabilmente, un leggersi scrivendo, è un sapersi rileggere dopo aver scritto, per migliorarsi e correggersi. Nel libro di Giunta abbondano gli esempi buoni (da seguire) e i cattivi (da evitare) di prosa italiana. Che cos'è l'umanesimo letterario se non una proposta di buoni esempi? A proposito di scetticismo o di fede umanistica, e a proposito di scrivere, oltre che le pratiche scolastiche e universitarie, viene in mente la passione per le scuole di scrittura "creativa" che ci è venuta dagli Stati Uniti negli ultimi decenni: scuole in cui si dovrebbe insegnare a essere o diventare narratori o poeti. Personalmente non ci credo. Né credo che dei veri potenziali scrittori possano crederci. A meno che non si creda che ogni genere di scrittura sia a suo modo creativa. Il primo compito (e mi pare di essere d'accordo con Giunta) è occuparsi della qualità della prosa italiana comunicativa e argomentativa, didascalica e giornalistica. Chi aspira ad avere uno stile, deve prima imparare a farsi capire. È un paradosso, ma oggi in Italia la peggiore prosa è quella degli specialisti e degli esperti, dei filosofi e degli economisti. Caste autogene che si perpetuano con l'uso di gerghi inaccessibili ai più.
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