mercoledì 7 maggio 2003
E'saggio colui che apprende da ogni uomo. È forte chi padroneggia la sua passione. È ricco colui che è felice della sua sorte. È onorato colui che onora gli altri uomini. Ieri siamo ricorsi alla sapienza araba. Oggi mettiamo in campo quella ebraica con questo bel motto desunto dai Pirqê Abôt, i "detti dei padri", una sorta di condensato della saggezza tradizionale antica di Israele. Sono quattro brevi frasi che delineano il ritratto della persona veramente matura e autentica. Tale è chi sa imparare da chiunque incontri: ci vuole umiltà e rispetto degli altri per essere così aperti e disponibili a scoprire anche nella persona più semplice il suo bagliore di luce e di verità. Si è veramente perfetti, poi, quando c'è la capacità di controllare se stessi: berciare, vendicarsi, prevaricare è segno solo di impotenza, di meschinità, di incapacità nel comprendere le opinioni altrui e nell'argomentare le proprie. Accumulare beni senza posa diventa alla fine un incubo e una maledizione. Il vero uomo sereno chiede a Dio di «non dargli né miseria né ricchezza, ma solo il cibo necessario» (Proverbi 30, 8). Infine, è dal rispetto per gli altri che nasce il rispetto degli altri. Vivere di gelosia, invidia, calunnia non è solo indizio di meschinità d'animo ma anche sorgente di tormento e di insoddisfazione. A questi quattro consigli ne aggiungiamo un altro di rabbí Shlomo sulla carità: «Se vuoi sollevare un uomo dalla melma e dal fango, non credere di poter restare in alto, accontentandoti di stendergli una mano. Devi scendere giù pure tu nella melma e nel fango per afferrarlo con mani forti e ricondurlo a te nella luce».
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