Opus DeiEcco «Saxum», in Terra Santa con lo stile di don Àlvaro
domenica 15 maggio 2016
Francesco OgnibeneCom'era felice, quel 22 marzo 1994, monsignor Àlvaro del Portillo: aveva appena concluso il pellegrinaggio in Terra Santa che desiderava sin da quando era divenuto sacerdote, alla scuola del fondatore dell'Opus Dei san Josemaría Escrivà del quale aveva raccolto il testimone alla morte nel 1975, e che quel viaggio nei luoghi della vita di Cristo per «pregare, inginocchiarsi e baciare la terra percorsa da Gesù» non era riuscito mai a compiere. Il sogno si era realizzato, al compimento dei suoi 80 anni, e già c'era in lui la speranza di tornare, di progettare tra Gerusalemme, Nazareth e Betlemme un percorso di formazione cristiana e di consapevolezza della santità come condizione e meta della vita dei laici. Perché il Vangelo si apre e si legge ogni giorno rivivendone le scene, come invitava a fare Escrivà (e oggi il Papa): ma quelle pagine parlano con tutt'altra efficacia se si è andati per vedere, vivere, toccare con mano. Una fede incarnata nella vita di ogni giorno esige un viaggio come quello che si stava concludendo col ritorno a Roma. Non immaginava, don Àlvaro, che all'alba del giorno successivo Dio l'avrebbe chiamato a sé, concedendogli il dono dell'ultima Messa proprio al Cenacolo, poco prima di partire. L'idea che portava nel cuore avrebbe impiegato alcuni anni per prendere corpo, anni nei quali si è compiuto l'iter per la beatificazione (il 27 settembre 2014, a Madrid) di questo "servo buono e fedele" che san Josemarìa aveva ribattezzato «Saxum», roccia, «e lo sei davvero», gli scrisse. E proprio Saxum – in onore del beato Àlvaro del Portillo e del suo esempio di fedeltà – è il nome del centro internazionale di spiritualità, pellegrinaggi e dialogo interreligioso che sta sorgendo a Kiryat Yearim-Abu Gosh, 15 chilometri da Gerusalemme, lungo la strada che porta a Emmaus. Affidato per l'animazione spirituale e la formazione cristiana alla Prelatura dell'Opus Dei e sostenuto da una fondazione presieduta da Alfonso Alegiani, Saxum verrà inaugurata in novembre con gli Holy Land Dialogues (dal 6 al 12), un pellegrinaggio-convegno con interventi – tra gli altri – di Robert George, Mary Ann Glendon, del rabbino Jonathan Sacks, del pastore anglicano Nicholas Thomas Wright e del presidente d'Israele Reuven Rivlin. Sarà il debutto ufficiale per una struttura che sta prendendo forma definitiva in queste settimane, sostenuta da una grande colletta internazionale, e che dal giorno della memoria del beato del Portillo il 12 maggio ha iniziato l'ultima tappa di un'avventura partita con la benedizione della prima pietra nel dicembre 2013 da parte di monsignor Javier Echevarría, successore di don Àlvaro alla guida dell'Opus Dei. «Vogliamo promuovere Saxum anche in segno di gratitudine a don Àlvaro – aveva detto il prelato dell'Opera –, felici di poter collaborare alla realizzazione di questo strumento apostolico. Come diceva san Josemaría: com'è bello piantare alberi perché un giorno altri si riposino alla loro ombra».Sulla via verso Emmaus, dunque, dal prossimo autunno i pellegrini di tutto il mondo potranno contare su una sosta che può essere di poche ore o di qualche giorno: il centro che sta sorgendo è infatti dotato di un'area multimediale aperta al pubblico per conoscere meglio la storicità dei Vangeli, la geografia biblica, le vicende legate alla Terra Santa, ma ha anche una cappella per la Messa e la preghiera, numerosi confessionali, un auditorium e un punto di ristoro, mentre 50 camere consentiranno di ospitare corsi di esercizi spirituali per «sperimentare una reale conversione e approfondire il desiderio di santità e apostolato». Del progetto fanno parte anche un centro di orientamento e formazione per guide turistiche e una scuola per l'ospitalità alberghiera rivolto a giovani della zona. Per sentirsi a casa là dove il Signore ha voluto mettere casa.
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