giovedì 20 gennaio 2005
Il pane conserva quasi una maestà divina. Mangiarlo nell"ozio è da parassita; guadagnarlo laboriosamente sembra un dovere; rifiutarsi di dividerlo è da crudeli.«Interroga la vecchia terra: ti risponderà sempre col pane e col vino». Famose sono queste parole dell"Annunzio a Maria del poeta francese Paul Claudel. Cristo stesso affida la sua presenza nella storia ai segni del pane e del vino e in tutte le culture il pane non è solo il simbolo onnicomprensivo del cibo ma ha anche un aspetto religioso. E" ciò che ci ricorda il gesuita Charles Pierre, autore spirituale prolifico, in queste sue righe. Esse ci permettono di fare alcune considerazioni semplici ma importanti come quelle sullo spreco, sull"iniqua divisione dei beni naturali, sull"impegno operoso, sulla carità fraterna.Centrale è, certo, il tema della fame nel mondo, un argomento che è spesso declamato con parole sdegnate ma che alla fine non smuove di un millimetro l"impegno degli Stati e le scelte della società. Alla mensa della terra, imbandita da Dio, noi occidentali ci siamo accaparrati i posti migliori e ci siamo allargati fino a estromettere una folla immensa che è in piedi o sdraiata, pronta solo a catturare le nostre briciole. Ma oltre a questa verità umana, vorrei evocare due frasi bibliche che da sole valgono una lunga riflessione: «Col sudore della tua fronte mangerai il pane» (Genesi 3, 19), segno di un impegno spesso impedito o evitato, e «Non di solo pane vive l"uomo» (Deuteronomio 8, 3), frase cara anche a Gesù che ci ha ricordato la necessità per la creatura umana di un altro pane che discende dal cielo e dà la vita allo spirito.
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