martedì 19 dicembre 2023
Uno dei più indimenticabili racconti di Natale è stato scritto da Ray Bradbury. La scena è ambientata in un’astronave il 25 dicembre 2052. Una coppia newyorkese porta il figlio per la prima volta in un viaggio interplanetario, ma alla dogana non avevano lasciato passare l’albero di Natale che volevano portare con sé. Era quasi mezzanotte quando il bambino li svegliò: «Voglio andare a guardare fuori dall’oblò… Voglio vedere dove siamo». L’oblò era l’unico occhio della navicella, un’ampia finestra di cristallo di uno spessore impressionante. Ma il papà, che non aveva smesso di rimuginare sull’albero di Natale e sul regalo che erano rimasti a terra, confiscati, interrompe il figlio: «Voglio che tu aspetti, per una ragione». Poi tornò sorridente dicendo: «È quasi ora». E attraversarono un corridoio. Quando la porta si aprì, qualcuno spense la luce della cabina. «Entra, figliolo», disse il padre. «È buio», reagì il ragazzino. «Ti terrò per mano. Vieni, mamma». E così accadde. Davanti a loro, solamente il grande occhio di cristallo attraverso cui potevano contemplare la vastità. Nella stanza buia, una voce, non la loro, si mise a intonare una canzone. «Buon Natale, figliolo», gli sussurrò il padre. Il bambino incollò il viso al vetro freddo dell’oblò. Vi rimase a lungo, osservando lo spazio e la notte profonda con miliardi di piccole luci scintillanti. © riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI