giovedì 16 giugno 2022
Sono entrata al bar ieri mattina, e tutti gli avventori erano voltati verso la tv. Strano, mi sono detta, la guerra nessuno la guarda più. Una partita? Non era la Coppa Uefa, ma, in un Tg, un incrociatore russo di nome Varyag, in giro per il Mediterraneo. Un "classe Slava", armato con missili antinave P-500 Bazalt / P-1000 Vulkan, capaci di superare 3 volte la velocità del suono, raggio di azione di 550 chilometri.
Ora, questo Varyag l'altro giorno è stato avvistato dalle forze Nato a 150 miglia dal Golfo di Taranto. 150 miglia sono 277 chilometri, quanto c'è fra Firenze e Roma. E d'accordo, pare che il Varyag si fosse spinto tanto in qua giusto per farsi vedere da quell'altro bisonte della Truman, una portaerei Nato. E d'accordo, non appena avvistato il Varyag si è allontanato, buono buono, verso Creta. Tutto tranquillo, tutto regolare, ci viene assicurato. Però, 18 navi militari russe e 2 sottomarini si trovano nel Mediterraneo, ha detto l'altro giorno il capo di stato maggiore della Marina. Nel 2016 ce n'era solo una. Russia e Nato si fronteggiano nel Mare Nostrum come cani alla catena, si minacciano a occhiate, a latrati. C'è la catena, certo, e quindi poi filano via buoni. Tutto sotto controllo. Ma, non so come, stavo meglio prima di entrare al bar. Quando non pensavo a questi mastini d'acciaio con i canini aguzzi che incrociano, silenziosi, nel nostro mare.
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