venerdì 8 febbraio 2019
«Ilibri che la gioventù e il popolo leggono con maggiore interesse sono quelli che narrano la storia di viaggi avventurosi. L'esotico, il lontano, l'ignoto esercitano sempre un fascino straordinario. Quando poi al meraviglioso e all'impreveduto delle vicende si mescolano elementi umani ed eroici, l'interesse del lettore si acuisce. L'esploratore, che si cimenta in paesi nuovi e fra popolazioni strane, correndo pericoli e superando ostacoli mai prima incontrati, incatena l'ansiosa curiosità del lettore, che lo segue con animo sospeso fino alla meta». Introduzione a un libro su Amerigo Vespucci, edizione Paravia, anni Trenta. Ettore Fabietti, autore a me ignoto del testo introduttivo, in poche righe esprime una necessità dell'animo umano: i giovani e il popolo, non stiamo parlando di letterati, hanno sete di storie di viaggi avventurosi. L'uomo nella sua dimensione più semplice è affascinato dall'avventura. Non quella dell'immaginazione dello scrittore, qui, ma di viaggi compiuti, avvenuti. Ciò che è esotico e lontano attrae la nostra anima fanciullesca. I navigatori, i viaggiatori, gli esploratori, sono uomini che si avventurano verso terre e mari ignoti. Eroi, non violenti, che intraprendono un viaggio per tutti gli altri umani: Vespucci, Colombo, Marco Polo, Cook, sono la parte avventurosa di ognuno di noi.
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