domenica 5 novembre 2017
«Preghiamo per i cristiani in Asia, perché favoriscano il dialogo, la pace e la comprensione reciproca, soprattutto con gli appartenenti alle altre religioni». Con la videointenzione di preghiera di papa Francesco diffusa in questi giorni ( tinyurl.com/yd2u3sl6 ) si è concluso il secondo anno della Rete mondiale di preghiera del Papa, erede digitale dell'Apostolato della preghiera, alla quale non ho mai nascosto le mie simpatie. Con me, un numero crescente di potenziali oranti: in media la quantità di visualizzazioni che ciascun video arriva a ricevere sui canali della Rete è vicina al milione, per non dire dell'audience generata dalle riprese delle tv e degli altri siti. Ne torno a parlare perché l'intenzione di novembre è l'ultima del ciclo dedicato alla vita interna della Chiesa, che dall'inizio del 2017 si alterna a quello relativo ai problemi dell'umanità. Val la pena allora andare a leggerle in sinossi tutte e sei e così cogliere, anche da questa particolare prospettiva, per quale Chiesa Francesco ci esorta a rivolgerci al Signore.
Abbiamo chiesto, in gennaio, «la piena comunione ecclesiale», da offrire a servizio dell'umanità, in marzo sono stati ricordati «i cristiani perseguitati» e il sostegno che è a loro dovuto, in maggio quelli «in Africa», chiamati a essere testimoni di pace. A luglio abbiamo pregato perché «i nostri fratelli che si sono allontanati dalla fede» la riscoprano attraverso la nostra testimonianza, a settembre per «le nostre parrocchie» e il loro slancio missionario, e oggi per la testimonianza dei cristiani laddove sono minoranza religiosa, ovvero in Asia. L'identikit è allora lo stesso di quattro anni e mezzo fa, quando il cardinal Bergoglio lo presentò, con pochi e incisivi tratti, ai cardinali poco prima del Conclave ( tinyurl.com/y7ey4ddj ): quello di una Chiesa chiamata a uscire da sé stessa, gioiosa di evangelizzare.
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