Il 5% che ha scelto Pavese
e una scuola che svilisce
la poesia

Alcune domande (scomode) e un appello a insegnanti, scrittori e poeti innamorati dei nostri giovani
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June 24, 2026
Il 5% che ha scelto Pavese
e una scuola che svilisce
la poesia
Gli studenti del liceo Alfieri durante la seconda prova degli Esami di maturità /Ansa
Solo il 5% dei maturandi italiani ha scelto di commentare una bellissima e struggente poesia di Pavese all’esame di Maturità. Perché? È una domanda a cui non solo noi poeti, ma tutti coloro che hanno a cuore la letteratura e l’arte nella formazione di una personalità devono farsi. La preferenza è andata massicciamente verso testi di natura morale (e moralistica) e sociologica. Facciamoci domande scomode. Lasciamo stare le valutazioni su un cosiddetto Esame di maturità in cui passa quasi il 100% dei candidati ( e quindi esame non è ma chiamarlo così mette più ansia ai giovani, per poi dir loro “su non abbiate ansia!” ). Lasciamo pure stare la scenetta del “pollaio” di letterati che mentre accade questa sconfitta della letteratura a scuola schiamazza intorno a premi e baggianate. Lasciamo pur stare che mentre nella scuola si striminzisce l’attenzione alla poesia, fuori da lì, sempre più ragazzi ne scrivono, la scoprono, la vivono e addirittura più editori ne pubblicano e più di prima è presente sia nel mondo televisivo che dello spettacolo.
Insomma, stiamo sul punto. Commentare personalmente una poesia è rischioso. Più che confezionare frasi fatte. Perché l’arte apre a dimensioni della vita inquietanti, vivissime, a fare i conti con stupori, con incanti e anche ferite, abissi e carezze. Ed è dunque strano che il mondo della scuola che spesso (e volentieri) si lamenta delle difficoltà esistenziali, esperienziali, affettive dei ragazzi abbia così avvilito la poesia da farla uscire dai radar della loro attenzione. O forse è che la scuola, gli esami, il linguaggio burocratico/professorale è proprio alieno alla poesia ? Forse è la scuola (questo tipo di scuola enciclopedico moralista) il peggior posto dove fare esperienza della poesia ? O forse la stragrande maggioranza degli insegnanti di letteratura non ha idea di cosa sia l’esperienza della poesia e la sua trasmissione (grazie alla non-formazione universitaria )? O forse i ragazzi non credono più che a scuola possa avvenire l’incontro con un autore, che davvero sommuova la vita, e cercano tutto questo altrove, “rischiando” altrove la vita ? O forse la diseducazione del gusto – la cui responsabilità, ovvio, non è solo della scuola – è così vasta che i nostri ragazzi così come preferiscono alcolici scadenti (ma almeno lì c’è il motivo del basso costo) preferiscono non impegnarsi con opere che chiedono impegno ma danno più gusto ? Forse rifilano ai prof quel che i prof vogliono e non mostrano se stessi ? È un caso che a più generazioni si rifili vino modesto facendolo passare per buon vino, abbassando così il senso critico ? Eppure, si sa, soprattutto per un giovane, la visione della vita passa anche e soprattutto per questioni di gusto, perché dall’estetica semmai si va all’etica e non il contrario. O forse, continuo con le domande scomode, sarebbe ora di unire in un unico ministero o organismo, o lo chiamino come vogliono, Istruzione e Cultura per leggere e guidare fenomeni ? Ma in un Paese dove ci vogliono tre anni per “non nominare” il Presidente Rai, mentre la Chiesa ci ha messo tre giorni a fare il Papa, difficile aspettarsi cambiamenti che discendano dal vertice. Sommuoviamo dal basso. Fatevi sentire, insegnanti che amate la poesia, scrittori e poeti innamorati dei nostri giovani più che di voi stessi. Fatevi avanti pazzi visionari che avete scritto in questi anni libelli “contro” questo tipo di scuola (io lo feci vent’anni fa tra accidenti e polemiche e ritiro del libro medesimo da parte dell’”Illuminato” editore). Molto più che economia e politica la poesia è segno di civiltà.

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