domenica 16 febbraio 2003
Un sacrificio non arriverà mai ai piedi di Dio Onnipotente se non sarà stato consumato in segreto. Lo scorso anno si è celebrato il trentennale della morte di Dino Buzzati, scrittore finissimo e giornalista, nato a Belluno nel 1906. Mi giunge in ritardo una rivista che, commemorandolo, cita questa frase del racconto La corazzata Tod. È una frase che mi spinge a proporre una riflessione sulla vera spiritualità che non è mai ostentata ma discreta e umile. Anche ai nostri giorni - come nella celebre parabola lucana del fariseo e del pubblicano - ci sono credenti boriosi, sempre pronti a considerarsi superiori, perfetti, inclini a disprezzare tutto ciò che è oltre il loro recinto. Ritrovare una buona dose di semplicità e di rispetto per gli altri sarebbe mettere in pratica proprio quanto suggerisce san Pietro, allorché ammonisce i cristiani a «rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi ma questo sia fatto con dolcezza e rispetto» (I, 3, 15). Questa discrezione non significa cancellare la testimonianza. Cristo stesso ci invita ad essere luce del mondo e città posta sul monte come segno di orientamento, ma questo dev'essere fatto non per autopromozione: «Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati». E subito dopo Gesù offre tre esempi illuminanti riguardo all'elemosina (che "resti segreta"), alla preghiera ("nella camera e chiusa la porta") e al digiuno (senza "assumere aria malinconica"). «Solo così, il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»
(Matteo 6, 1-18).
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