martedì 18 aprile 2017
Mi tocca sgomberare da un sacco di roba vecchia un appartamento della mia mamma. Mi danno una mano il prode Vasilij e suo figlio Roman, due ucraini dagli occhi azzurrissimi che stanno in maglietta anche a gennaio.
Io svuoto e butto, senza pensarci troppo. E invece Vasilij – ho imparato anch'io a chiamarlo pàpa – guarda attentamente ogni oggetto che intendo eliminare. Lo gira, lo volta, lo soppesa. «Ma questo – dice – te lo posso aggiustare». «Guarda che qui basta che gli cambi la presa...».
Uno spettacolo affascinante. Nelle sue mani buona parte di quelle cose inutili e polverose sembrano riprendere vita e riacquisire valore. Prodigi del grande mago Vasilij.
Mi vergogno un po'. Il concetto di aggiustare ormai ci è quasi ignoto. Nessuno aggiusta più niente, e noi non lo chiediamo nemmeno più. Ma se sei stato povero davvero, se per trovare un lavoro e una vita degna hai dovuto lasciare la tua casa e la tua famiglia e fare molti chilometri su una vecchia carriola portandoti dietro il figlio maggiore, il tuo concetto di valore è un altro. Sai quanto costano quei quattro soldi. E al vecchio tostapane cambi la resistenza.
Si impara molto, da queste donne e da questi uomini arrivati qui in cerca di pane. In queste relazioni che fioriscono nelle crepe del mercanteggiare, passa il più di quella che chiamiamo "integrazione".
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