I giorni intorno a Ognissanti ritratti su due blog eccentrici
mercoledì 1 novembre 2023
Per trascorrere con frutto, in Rete, i giorni intorno a Ognissanti ci si può rivolgere a due blog eccentrici come “Caffestoria” di Simone Varisco e “Una penna spuntata” di Lucia Graziano. Il post “Santi mostri” di Varisco (tinyurl.com/kfvu3f7m) è diretto: esorta a non farci distrarre dalle mascherate halloweeniane e a guardare dritto in faccia ciò che davvero, di questi tempi, dovrebbe farci orrore, apparendoci come il reale «lavoro di Satana». La sua apostrofe elenca, fra altre cose, la rinnovata «liberalizzazione della guerra come via di risoluzione dei conflitti» e l’«assassinio intenzionale degli inermi» su tutti i fronti; la resa davanti «al vuoto di esistenza e di scopo di tanti giovani»; la superiorità che adduciamo «di fronte agli abusi psicologici, spirituali, sessuali e di potere nella Chiesa, fingendo che non ci riguardino»; la partecipazione a quell’altra guerra, «non dichiarata, che annega migliaia di persone nel Mediterraneo o le uccide con il freddo, il caldo e il rifiuto». I morti nel Mediterraneo sono anche il punto di partenza del post che Lucia Graziano (tinyurl.com/59cb8w95), muovendosi come lei sa tra fede e folklore, imbastisce sul ritorno (propiziato anche da papa Francesco) di «una metafora antica», quella «del mare come tomba», e sulle tradizioni che ne testimoniano il radicamento. Fondate sul sentimento di rispetto di marinai e pescatori verso i morti annegati, di cui il mare custodisce i corpi, tali tradizioni si concentrano nei giorni «a ridosso della festa di Ognissanti; in quei giorni cioè in cui il calendario liturgico porta l’attenzione dei fedeli sulle anime purganti dei defunti». Non senza la spinta di immancabili superstizioni (che promettevano ai contravventori bufere, pesche macabre e barche cariche di scheletri), «i marinai cercavano un porto sicuro in cui attraccare entro il 31 ottobre e i pescatori non prendevano il largo nel periodo di Ognissanti», per rispetto dei morti del mare. Dietro, conclude “Una penna spuntata” citando l’etnologo Vittorio Lanternari, si intuisce la volontà di assolvere, con queste pratiche, i propri peccati, ovvero di espiare il sacrilegio commesso dai vivi: «Che per dolo, disattenzione o pura necessità non prestano il dovuto riguardo a quei defunti che, senza colpa, hanno avuto la sventura di finire i loro giorni tra i flutti». © riproduzione riservata
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