venerdì 20 settembre 2002
I vostri figli non sono i vostri figli. Essi non vengono da voi, ma attraverso voi, e non vi appartengono benché viviate insieme. Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri, poiché essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime: essi abitano, infatti, in case future che voi neppure in sogno potrete visitare. La sua fama è certamente superiore al merito reale; tuttavia il poeta libanese (ma vissuto molti anni in America) Kahlil Gibran (1883-1931) sa spesso esprimere in modo lieve e vivido alcuni sentimenti radicali. E' il caso di queste righe tratte dalla sua opera più nota, Il profeta. La persona non può mai essere un possesso, neppure nel caso del figlio. Ogni creatura è sempre una sorpresa, frutto dell'infinita "fantasia" del Creatore, pur recando al suo interno il marchio fisiologico dei genitori. In questa luce l'educazione è, sì, importante, come lo è la famiglia. Tuttavia il destino di un figlio non sarà mai il frutto puro e semplice del contesto in cui è vissuto né tanto meno l'oggettivazione dei sogni e delle attese dei genitori. I genitori, perciò, s'impegnino con tutte le forze per far brillare valori e capacità dei loro figli, ma siano pronti - come Maria e Giuseppe, anche se il loro fu un caso assolutamente irripetibile - ad accettare la via che essi imboccheranno, differente da quella sperata da loro. E, se avranno però fatto il loro dovere di guide ed educatori, non si colpevolizzino in modo angoscioso di fronte al
fallimento umano e spirituale di un loro figlio, consapevoli della libertà e responsabilità ultima di ogni persona.
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