venerdì 25 giugno 2021
La memoria a volte è corta. In tanti ricorderanno la cosiddetta Banda della Uno Bianca e le relative azioni criminali che insanguinarono l'Emilia-Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994. Non tutti però ricorderanno i numeri tragici di quella vicenda: 24 persone uccise, 102 ferite, 103 tra rapine ed estorsioni, 6 i componenti della banda di cui 3 fratelli (i Savi) e soprattutto, dei 6 banditi, ben 5 appartenenti alla Polizia di Stato. Bene, pertanto, ha fatto History Channel (canale 407 di Sky) a proporci in due parti (ieri e stasera alle 21,50) la docuserie La banda della Uno Bianca, scritta da Simone Passarella, diretta da Claudio Pisano e prodotta da Stand By. È a Rimini che nel 1987 inizia l'escalation criminosa: in soli due mesi dodici rapine ai caselli autostradali dell'A14 e il primo scontro a fuoco con la Polizia. La banda sta organizzando un'estorsione nei confronti di un rivenditore di auto, ma durante il pagamento arriva una Volante con Antonio Mosca, Luciano Baglioni e Pietro Costanza. Nella sparatoria che segue, Mosca resta ucciso. Da quel momento Baglioni e Costanza vivranno per trovare i colpevoli. Ci riusciranno sette anni dopo, scoprendo la più atroce delle verità: gli assassini del loro amico erano colleghi. La banda della Uno Bianca ricostruisce il tutto con interviste, testimonianze (drammatiche quelle dei parenti delle vittime), audio inediti, documenti processuali e video di repertorio, con il merito non solo di rinfrescare la memoria, ma anche di mettere in evidenza il lato umano delle azioni di giustizia. Baglioni e Costanza faranno tutto in nome dell'amico ucciso. Non a caso il documentario si chiude con loro due sulla tomba di Mosca, mentre le loro testimonianze vengono registrate all'interno di un auto, simbolo stesso di questa lotta tragica ed epica tra “guardie e ladri”, anche se lo Stato non sempre sarà riconoscente con i suoi servitori.
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