Gli impegni, le illusioni E quello che conta
giovedì 25 aprile 2019
Lo scorso ottobre ho finalmente finito il romanzo che stavo scrivendo, il secondo della mia vita. A dire il vero l'avevo finito poche settimane prima che, nel marzo del 2017, mi venisse diagnosticata la Sla. Dovevo solo rivederlo, fare qualche aggiustamento... Ma ovviamente la "sorpresa" arrivatami tra capo e collo ha sconvolto un po' i miei piani, e così invece che tre-quattro mesi ci ho messo un anno e mezzo. Ma in realtà, se è vero che per qualche mese, preso da tutt'altre preoccupazioni, proprio non sono riuscito a pensarci, è anche vero che questo lavoro è stato un po' la coperta di Linus alla quale mi sono attaccato per non cadere nello sconforto. Sì, perché la malattia ha finito molto presto per togliermi anche tutto quel che avevo programmato.
Ero andato in pensione (anticipata) a metà 2014, pochi giorni prima di compiere 59 anni, e con un programma di cose da fare – professionalmente parlando – che mi avrebbe impegnato fino a metà del 2021. Dopo di che, mi ero detto, farò davvero il pensionato, passeggiate, qualche week-end con mia moglie, qualche cinema, teatro... Tutto quello che una vita lavorativa troppo intensa mi ha sempre negato. Invece da metà maggio 2017 ho dovuto iniziare a cancellare ogni cosa, fino a quando, nel giro di cinque mesi, dei miei programmi non è rimasto praticamente nulla. E così centellinare la correzione di quelle pagine scritte è diventato in qualche modo, e per lungo tempo, il mio trucco per sentirmi impegnato, per dire a me stesso "domani hai ancora qualcosa da fare". Finire la revisione, pensare la copertina, e poi tutti i problemi connessi alla pubblicazione, che sono infiniti... Insomma, la scusa buona per dirmi: "Non puoi ancora mollare, lo vedi quanto ancora devi lavorare?". Ci ho impiegato un po' a capire che era tutto sbagliato. Che noi non siamo quello che facciamo, e che non è quello che facciamo che ci dà ragione di esistere, che può giustificare o motivare il nostro andare avanti. Né tanto meno può aggiungere giorni alla nostra vita.
Oggi neppure so se a metà del 2021 ci sarò ancora, o se il mio percorso sarà terminato. Più probabile la seconda. Comunque magari domani deciderò di iniziare un altro romanzo, oppure no. O forse un'altra cosa. Oppure semplicemente farò il pensionato. In maniera certamente più statica di quanto avevo immaginato, ma circondato da moglie, figlie, sorelle e da chi vorrà starmi vicino. Che poi è quello che alla fine, solamente, conta.
(15-Avvenire.it/rubriche/slalom)
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