venerdì 28 ottobre 2022
Le battaglie si raccontano sempre dopo e, di solito, a raccontarle meglio è chi non c’era. Nello scompiglio del combattimento, è difficile capire che cosa stia accadendo e non è infrequente che l’esito dello scontro sia determinato da una percezione sbagliata. Figurarsi quanto ne può capire di Waterloo un giovane nobile di provincia, capitato per ostinazione nella battaglia campale che determinerà la definitiva sconfitta di Napoleone. Il marchesino Fabrizio del Dongo, protagonista di La certosa di Parma di Stendhal, parla malissimo il francese e, per farsi coraggio, ha bevuto troppa acquavite. Rimane sorpreso quando tutti si mettono a gridare “viva l’imperatore!”. Napoleone è passato a pochi metri da lui e Fabrizio neppure se n’è accorto. Ha provato ad alzare lo sguardo non appena ha sentito le acclamazioni, ma tutto quello che è riuscito a vedere è stato un gruppo di «generali che cavalcavano, seguiti a loro volta da una scorta». Napoleone, gli spiegano i commilitoni, «era quello che non aveva ricami sulla giubba», impossibile non riconoscerlo. Eroe del fallimento, Fabrizio aveva fatto di tutto per seguire il suo idolo, sognando di essere ammesso nel suo seguito. Ora quella chimera è sostituita dalla consapevolezza di aver confuso l’imperatore con una comparsa qualsiasi. © riproduzione riservata
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: