sabato 11 gennaio 2003
Credo in Dio e credo nell'uomo quale immagine di Dio. Credo negli uomini, nel loro pensiero, nella loro sterminata fatica che ha fatto quello che sono. Credo nella vita come gioia e come durata: non prestito effimero dominato dalla morte, ma dono definitivo. Credo nella gioia di ogni stagione, di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni volto, di ogni raggio di luce che parta dal cervello, dai sensi, dal cuore" È sabato e forse possiamo creare più facilmente una piccola oasi di preghiera. Vorrei aiutare in questo compito attraverso la professione di fede composta da p. Giulio Bevilacqua, sacerdote dell'Oratorio di san Filippo Neri, che Paolo VI volle creare cardinale, lasciandolo però nella parrocchia bresciana. Sarà lui a comporre idealmente questo "Mattutino" un po' anomalo, attraverso il suo Credo che continua così: «Credo nella famiglia del sangue, nella famiglia scelta per la mia attività e responsabilità. Credo nella patria che è la famiglia del mondo della tradizione, della dolce parlata, della libertà. Credo nella possibilità di una grande famiglia umana, quale Cristo la volle: scambio di tutti i beni dello spirito e delle mani nella pace. Credo nella gioia dell'amicizia, nella fedeltà e nella parola degli uomini. Credo in me stesso, nelle capacità che Dio mi ha conferito, perché possa sperimentare la più grande fra le gioie, che è quella del donare e del donarsi. In questa fede voglio vivere, per questa fede voglio lottare e con questa fede voglio addormentarmi nell'attesa del grande gioioso risveglio».
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