Contro la corruzione non c’è che l’esempio
venerdì 30 gennaio 2015
Ho letto con vera passione alcuni romanzi recenti (quelli di Amoz Oz, di Michel Houellebecq, di Emmanuel Carrère) con punti di vista molto diversi tra di loro, ma tutti impegnativi e provocanti, e su temi che non so definire altrimenti che religiosi, anche quando scritti in un’ottica spregiudicatamente politica (Houellebecq) o da non credenti. Parlano di cose antiche e di oggi. E ho letto un piccolo libro dettato dall’oggi, apparso presso la casa editrice padovana Il messaggero di Sant’Antonio, in una collana di brevi testi su parole chiave, come Silenzio, o Rito, e ora Corruzione, scritto da Lorenzo Biagi. "Parolechiave", si intitola peraltro una delle poche riviste utili di oggi, sin qui edita da Carocci, che ha editato 43 numeri monografici dedicati a termini fondamentali per capire il mondo in cui viviamo: da Comunità a Laicità, da Lavoro a Fame a Guerra, da Disobbedienza a Nonviolenza, da Famiglia a Esilio, da Fiducia a Fondamentalismi… (Ricordo anche "Chiarelettere", una casa editrice che propone inchieste sul nostro presente, indignate, ma spesso troppo occasionali, soprattutto sui fenomeni della pubblica corruzione). Corruzione è un fenomeno antico ma anche tremendamente attuale e "abituale", dice l’autore citando la radicale affermazione del Papa che «la corruzione non può essere perdonata», nemmeno in confessione, se non implica la decisione di cambiare da parte del corruttore e del corrotto. La cronaca ci ripete quanto sia corrotto il nostro Paese, quanto sia forte la complicità che coinvolge tutti, dall’alto in basso (anche gli "indignati") per la fragilità della morale pubblica e del suo ceto politico-amministrativo, della sua classe dirigente. Quante volte ci è capitato di sentir dire «se tutti rubano, perché io no?».  Biagi ci ricorda l’origine etimologica della parola corruzione, piuttosto sorprendente: "cuore rotto". Si tratta dunque di aggiustare il cuore, perno di tutto, di farlo guarire, di ridargli unità pienezza armonia. E ci si chiede, con una certa angoscia, come possano crescere onesti (col cuore integro) i giovani in una società dove la corruzione ha investito quasi tutto. Una chiave certa, ma che socialmente ha oggi scarsa influenza, resta quella dell’esempio, una strada più difficile da seguire di quanto non sembri, una scommessa indispensabile che si basa sulla coerenza massima tra ciò che si dice e ciò che si fa, nel privato come nel pubblico.
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