sabato 7 giugno 2003
Se l'uomo si chiude nel silenzio, se la sua mente è libera, Dio lentamente, tenuemente, incomincia a bussare alla sua porta. Sono le poche parole di uno dei tanti "pensieri" che Ernesto Olivero, noto testimone dell'impegno cristiano per la pace e l'amore, fondatore del Sermig (Servizio Missionario Giovani) e della Fraternità della Speranza, ha raccolto nel volume Dio dirige il mio cuore (Mondadori). Un volume presentato nientemeno che da Norberto Bobbio, il quale si sente affascinato dal "pensiero" da noi sopra citato e lo commenta così: «Non troverai mai Dio in mezzo al chiasso degli imbonitori. Lo troverai nel silenzioso ripiegamento su te stesso». Considerazione felicissima, perché per sentire Dio che bussa alla tua porta, non devi aver il volume della televisione alto, non devi essere immerso in chiacchiere e rumori. È facile rievocare uno dei più
bei passi dell'Apocalisse in cui Cristo dice al fedele: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3, 20). Suggestivo è l'intreccio tra il primato della grazia (è Cristo che viene da noi, rinchiusi nella nostra piccola storia e nel nostro spazio limitato) e la necessaria reazione della libertà umana (siamo noi a dovergli aprire la porta). La meta, però, è quella dell'intimità e della comunione simbolicamente raffigurata dalla cena comune. L'atmosfera necessaria è, comunque, quella del silenzio, dell'ascolto, dell'intuizione, del cuore che sente i passi dell'Atteso. Scrive ancora Olivero: «Ho girato il mondo" Ma Tu e io eravamo sempre viso a viso e la distanza non mi ha mai allontanato dalla mia coscienza e da Te».
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