domenica 18 gennaio 2004
Per unirsi bisogna amarsi. Per amarsi occorre conoscersi. Per conoscersi è d'obbligo andarsi incontro l'un l'altro. Era nato in Belgio nel 1851, divenne cardinale nel 1907 e morì nel 1926 a Bruxelles: Désiré Mercier è stato uno dei precursori del dialogo ecumenico attraverso le cosiddette "Conversazioni di Malines" con Lord Halifax, svoltesi tra il 1921 e il 1925 ai fini di un avvicinamento tra la Chiesa cattolica e quella anglicana. Ricordiamo di questo arcivescovo una frase suggestiva proprio mentre entriamo nella Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Sono parole necessarie proprio ai nostri giorni, quando sembra insinuarsi anche tra i fedeli un atteggiamento di paura e talora persino di rigetto nei confronti dell'altro, del diverso, della persona che è per noi straniera sia a livello culturale sia in ambito religioso. Sono tre i verbi che il card. Mercier propone perché l'incontro non decada in uno scontro: amarsi, conoscersi, andarsi incontro. Naturalmente la loro sequenza logica è quella inversa. Bisogna, infatti, prima di tutto e soprattutto "andarsi incontro". Fuggire dall'altro o è un atto infantile o è un gesto egoistico e indizio di debolezza e paura: chi non ricorda il sacerdote e il levita della parabola del Buon Samaritano che «passano oltre, dall'altra parte» quando vedono quel disgraziato mezzo morto? D'altronde i contatti frenetici, tipici della società moderna, ci costringono a incrociarci e a convivere sotto lo stesso cielo. È a questo punto che deve sbocciare una conoscenza reciproca, reale e leale, che ci liberi dai luoghi comuni e dalle falsità. È solo per questa via che si fa strada la consapevolezza dell'appartenenza alla comune umanità, dell'essere figli dell'unico Padre e, così, fiorisce l'amore.
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