Le vere beatitudini rovesciate del credente

Domenica 1 novembre-Tutti i Santi
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October 28, 2026
Le vere beatitudini rovesciate del credente
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Non ci siamo proprio, forse hanno sbagliato la traduzione, forse hanno frainteso; andava scritto in altro modo, andavano messe giù altre parole, tipo: «Beati quelli che ridono e se la spassano, beati quelli che sono sazi, beati i ricchi che possono trascorrere le loro giornate senza la preoccupazione del dover trovare i soldi per fare la spesa. Beati i forti che non devono chiedere mai e beati quelli che fanno le guerre e che si arricchiscono sul sangue di chi muore; beati coloro che sono osannati e presi ad esempio di equilibrio e di perfezione: ecco, beati i perfetti o coloro che sembrano tali». Questo il nostro paradigma sulla felicità, questa la nostra visione della vita. Ma oggi Gesù sale sul monte e attorno a Lui, tanto vicino da poterli guardare negli occhi, ci sono i discepoli, una folla di sandali rotti e polverosi, di mani callose e graffiate, di cenci per vestiti; qualcuno piange, qualcuno tiene tra le braccia un bimbo affamato, le donne rassegnate che a stento alzano gli occhi: come avranno ricambiato quello sguardo? Prima di parlare Lui “guarda”. Non è una teoria sulla santità o sulla beatificazione questo brano di Vangelo; nasce da un vedere, da uno sguardo sulla vita e sulla sua piccolezza, sulla sua “normalità”. Sulle sue briciole. All’inizio la parola santi non era riservata a chi stava nell’alto nei cieli o sugli altari in virtù dei miracoli fatti, ma indicava semplicemente i credenti (cfr. Col 1), coloro che sanno vedere le impronte di Dio nella vita di ogni giorno, nella sua concretezza. E infatti: «Beato te, che sei mosso dalla passione per la giustizia; beato te, che resisti alle sopraffazioni; beato te, che hai uno sguardo compassionevole; beato te che nella sofferenza senti un Dio che piange con te...». «Beati voi...» dice: parole nude, precise, nette, che carezzano mani, spalle, volti, come un soffio. Parole che aprono il cielo, quello stesso cielo in cui facciamo andare le persone amate e scomparse, i nostri cari che hanno oltrepassato la soglia della vita. Quando i cieli si aprono non esiste più separazione con la terra, si fondono l’uno nell’altro, la materia tangibile e intangibile si compenetra. Beati noi e beati loro che già sanno il mistero di questo Dio: noi a cercare le Sue orme, loro a ricambiare il Suo sorriso.
(Letture: Ap 7,2-4.9-14; Sal 23;1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12)

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