Manovra, tramonta il taglio all’Irpef per il ceto medio. Sì alle tasse ridotte sotto i 30 anni

Domani il Consiglio dei ministri per il varo, in ritardo sulla scadenza. Verso anche una flat tax al 5% per gli assunti sotto i 35 anni. Salvini rivendica l’intesa sulla pensione a 64 anni, ma c’è solo un fondo per finanziare la misura durante il 2027. Giorgetti: «Faremo il possibile». L’Abi sul contributo: nessun incontro con noi
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October 27, 2026
Manovra, tramonta il taglio all’Irpef per il ceto medio. Sì alle tasse ridotte sotto i 30 anni
Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti / Ansa
Nonostante le richieste (molte), le risorse restano quelle che sono (poche) e anche l’ultima manovra dell’era Meloni, attesa nel Consiglio dei ministri di domani, non potrà che attenersi al consueto canone di prudenza inaugurato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il che vuol dire, con ogni probabilità, che il taglio dell’Irpef al ceto medio invocato da Forza Italia non ci sarà e l’intervento sulle pensioni preteso dalla Lega non sarà delle dimensioni auspicate dal leader Matteo Salvini. Ci saranno però misure in aiuto di anziani e giovani, come pure il nuovo contributo delle banche.
Sul tavolo della squadra di Palazzo Chigi planerà un testo figlio di negoziati travagliati nella maggioranza. Circostanza confermata anche dallo slittamento di tre ore del Cdm, inizialmente previsto per le 12 e poi spostato alle 15. Oggi all’ora di pranzo c’è stato l’ennesimo vertice con i leader di coalizione per trovare un accordo di massima. E nessuno ne è uscito pienamente soddisfatto. Del resto, Giorgetti ha giocato d’anticipo, spegnendo gli entusiasmi già in mattinata: il Governo, ha detto intervenendo in collegamento al Festival delle Regioni, farà «quello che è possibile, non l'impossibile»; e anche se «le richieste sono tantissime, le proposte che arrivano sono molto al di sopra delle disponibilità di un bilancio che deve tenere conto di una realtà geopolitica» complessa. Tuttavia, il ministro si è detto convinto che «alla fine avremo dato una risposta alle cose più urgenti», anche perché «con la Commissione Europea abbiamo fatto progressi». Poi sarà il Parlamento a «mettere la parola finale» e non è escluso «che la situazione possa offrire maggiori margini nelle prossime settimane». E questo, ha poi aggiunto in serata, potrebbe servire anche a «dare una risposta a un problema di ceto medio in termini fiscali».
In ogni caso, come detto, sembra ormai tramontata l’ipotesi di estendere l’aliquota Irpef al 33% anche solo ai redditi fino a 55mila euro (5mila euro in più rispetto allo scaglione attuale). Forza Italia ci sperava e promette battaglia in Parlamento. Ma per ora dovrà accontentarsi delle misure a favore di giovani e anziani. Si parla di una mini-Irpef per i lavoratori under 30 a basso reddito – con aliquota in via di definizione –, di una flat tax al 5% per i neoassunti sotto i 35 anni e di un’estensione della no tax area fino ai 25 anni. Oltre a una card da 300-500 euro, legata all’Isee, per le spese sanitarie non detraibili degli ultra 75enni. L’esenzione del bollo auto, già prevista nell’ultimo decreto carburanti per un solo veicolo a famiglia entro gli 80 kW di potenza, verrà estesa alle vetture fino a 133 kW, ma solo per le famiglie numerose (4 figli o più) e soltanto per macchine da 6 a 9 posti.
Si lavora anche alla detassazione delle tredicesime per i redditi bassi, ma il tetto a cui applicarla non è ancora stato stabilito, così come l’aliquota (potrebbe attestarsi al 15% o al 10%). E c’è l’ipotesi di una cedolare secca al 21% sugli affitti dei negozi, da applicare alle superfici fino a 300 mq, con una riduzione al 10% nelle grandi città. Tra le proposte anche la cedolare al 5% per gli affitti di case a canone concordato. Altre conferme riguardano il bonus per le madri lavoratrici a tempo indeterminato con almeno 3 figli (si sta valutando l’estensione a chi ne ha due) e le tasse ridotte al 5% per la parte di stipendio frutto di aumenti contrattuali.
Sulle pensioni Salvini ha parlato di «un accordo» raggiunto e si è detto «fiducioso» sul fatto che lo Stato riuscirà a dare «la possibilità di scegliere di recuperare tre anni di vita a tanti italiani», consentendo la pensione anticipata a 64 anni (col metodo contributivo). In realtà, stando alle indiscrezioni filtrate, si parla di un fondo ad hoc di circa un miliardo per incentivare la flessibilità in uscita (i costi stimati sono di 1,5 miliardi), da utilizzare per ora solo per il 2027 e con un successivo provvedimento da varare in corso d’anno, quindi non subito dal 1° gennaio.
Il capitolo sul contributo delle banche resta spinoso. Potrebbe ammontare a 4,5 miliardi, includendo anche le assicurazioni. Ma questa sera, a margine del “Forum moneta”, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha chiarito che per ora non sono in programma incontri con il Governo: «A me non risulta». E in effetti Giorgetti, anche lui presente all’evento, ha confermato: «L’accordo lo abbiamo trovato tra di noi. Con le banche no». Sembra però che le Bcc saranno escluse, a parziale “risarcimento” di Forza Italia, che continua a non volere la misura.
In serata sono poi arrivate alcune indiscrezioni sul tavolo per l’ex Ilva, nel corso del quale il sottosegretario alla presidenza, Alfredo Mantovano, avrebbe ipotizzato un «impegno del governo» in manovra per «interventi di incentivazione all'esodo e agli investimenti nell'area di Taranto».

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