L’impeto morale di Vittorio De Sica

Francesco Zippel, Vittorio De Sica - La vita in scena Italia 2026. 100 minuti
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June 24, 2026
«Era paziente, generoso, rassicurante » dice Marcello Mastroianni di Vittorio De Sica sul finale del documentario realizzato da Francesco Zippel per qualche giorno nelle sale. Così, nel segno di una nota rassicurante, l’intero docu-ritratto ci restituisce il grandissimo regista italiano, padre del neorealismo e che con i suoi film più celebri ha raggiunto la sensibilità del mondo intero. Un uomo la cui carriera ha solcato una traccia universale. Un artista che pur nel segno della misura, ha saputo essere tanto commovente, affilato nella denuncia sociale, rigoroso e perfetto nella resa estetica, lui però sempre trincerandosi dietro lo scudo di cortesia e ineccepibile professionalità. Mancando un poco di chiaroscuri psicologici, il ritratto di Zippel si dipana fedele a come ci si immagina l’uomo sia stato, e rilevante per quel che racconta non soltanto di Vittorio De Sica, anche del mondo che gli era intorno. Un’Italia dell’immediato dopoguerra non davvero liberata dalla temperie del giogo fascista e solo in parte prospera e felice come la vulgata comune intendeva raccontare. Alla proiezione di Sciuscià al Cinema Barberini di Roma, racconta Carlo Verdone avendolo a sua volta sentito raccontare da suo padre, nessuno andò a complimentarsi con De Sica, rimasto solo a fumare in un angolo, fuori dal cinema. Né nessuno quella sera si scambiava pareri e commenti sul film: erano tutti ammirati, ma anche basiti di fronte a una storia di povertà e sofferenza tanto cruda, e realistica. Sconcerto ammutolito in patria che all’estero trova forme di ammirazione incondizionata. Quella (non citata qui) del regista indiano Satyajit Ray, al quale la visione di Ladri di biciclette cambiò la vita. De Sica è maestro per come le sue storie e la sua visione sono universali. «Potrebbero essere tutti iraniani, i protagonisti dei suoi film», dichiara Asghar Farhadi. Gli fanno eco
i fratelli Dardenne, toccati da stessa grande lezione di sensibilità. Il vero protagonista di Ladri di biciclette, dicono, è il bambino, specie nella meravigliosa scena finale in cui con gli occhi pieni di lacrime prende per mano il padre e così gli restituisce dignità. Ugualmente in Umberto D., Sciuscià, La ciociara è il grado di una empatia incastonata in una cornice sempre realistica, aderente alla vita, a rendere inconfondibile lo stile di De Sica. Grazie a magistrali, singoli fotogrammi è una Weltanschauung quella che lui (forte del sodalizio con Cesare Zavattini) ha saputo articolare, insinuando e poi imponendo una diversa interpretazione di quei particolari anni in Italia. «Il neorealismo non è nato sula spinta di un’intenzione; su quella di un impeto morale, piuttosto», spiega Isabella Rossellini.
Tra altre preziose testimonianze, e spezzoni di film che hanno reso grande la storia del cinema italiano, se anche senza dirci abbastanza del mistero De Sica, questo documentario ci regala chiavi utili a disserrare porte. Anche sul presente.

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