Oltre il silenzio Il costo dell’amore “interabile”

Eva Libertad - Il silenzio degli altri - Spagna 2025. 99 minuti
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June 3, 2026
Una coppia “interabile” è rapporto d’amore basato su un difficile amarsi e rispettarsi nella diversità.
Con un indispensabile ponte da costruire e ricostruire ogni giorno, perché avvenga l’incontro e si cementino forme d’intesa. Di quel ponte e della sua complicata architettura narra il film d’esordio della spagnola Eva Libertad, e lo fa senza sconti. Senza orpelli di sorta. La bravissima Miriam Garlo interpreta Angéla, una giovane donna non udente, la sua gravidanza, la maternità; tratteggia il personaggio e le sue tappe di vita con una recitazione intensa e credibile ma mai enfatica. Si segue con tenerezza la gravidanza della donna, l’interrogativo che aleggia circa la possibile sordità della figlia; con trepidazione il momento del parto, il venire al mondo della bambina di Angéla, gli affanni del compagno, emozionatissimo neopapà, sempre accanto e sempre attento a mediare il rapporto di Angéla con il mondo, tradurle nella lingua dei segni ogni parola detta dagli “altri”.
Se non che il diventare madre di lei scompone quella che sino ad allora è stata, per quanto complessa, la sua integrazione sociale come non udente. Per lei neomamma il senso di emarginazione è da subito progressivamente meno sopportabile. Difficile l’allattamento, pieno di non detti il nuovo ménage familiare, difficili e intrusive le presenze di parenti e amici, presi a riversare sulla bella bambina di Angéla parole e suoni da cui lei, la madre, è più che mai esclusa. La forza del film sta nella sua progressione, nel montare di un crescendo fatto di ambivalenze. L’amore “interabile” mostra crepe: sentimenti contrastanti minano la coppia, ma anche l’intero rapporto di Angéla con il mondo esterno.
Sul finale il sonoro si fa ovattato e indistinto, come noi pure diventassimo
lei, il disagio di stare nel mondo che la sua sordità le procura. Una scelta narrativa precisa, e riuscita, perché mostrare senza infingimenti estetici la forza d’impatto di un isolamento in ultimo anziché in principio, in fine e non come punto di partenza, vuol dire più ancora restituirne l’estrema difficoltà. Prima di quell’assordante silenzio conclusivo, insieme alla protagonista anche noi spettatori con ansia abbiamo cercato equilibrio tra silenzio e suono, tra linguaggio verbale e lingua dei segni. Nel mentre, senza abbellimenti, tutto va come va, come è. Angosciosi momenti in cui da sole, madre e figlia scalzando ogni cliché sul materno non comunicano, la neonata piange disperata e la madre non può sentirla, la madre nella lingua dei segni racconta fiabe e la piccola davanti a quel misterioso gesticolare si spaventa, di nuovo scoppia in pianto. Quando “interabilità” perde la sola connotazione amorosa e si fa non comunicazione, è proprio lì, nella pena di quel caos, che i sentimenti trovano un loro linguaggio, intimo, e così potente da rompere le dighe degli ostacoli.

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